World # 1 - Event Horizon e altri: l orizzonte degli eventi

World # 1 - Event Horizon e altri: l'orizzonte degli eventi

Di per sé, potremmo essere davanti all’ennesimo fantahorror, ma la verità è che Event Horizon è un prodotto assolutamente godibile per tutti... e ha inaspettati punti di contatto con Solaris e soprattutto Hellraiser!
Read more...

World # 2 - I retroscena della creazione di un pg

World # 2 - I retroscena della creazione di un pg

Mentre la “giocatrice” è stata stereotipata di recente, il “personaggio femminile” ha subito questa classificazione sin dagli albori del tempo. A partire dal mito.
Read more...

World # 3 - Distopia: intrattenimento e complottismo

World # 3 - Distopia: intrattenimento e complottismo

La distopia, fatta di controllo mentale, governi-ombra, IA che sostituiranno l’umanità al potere, diversità sociali sempre più profonde, è terreno fertile tanto per gli spauracchi dell’uomo moderno, quanto per i più maliziosi.
Read more...

World # 4 - Tips per affrontare la scrittura di un testo

World # 4 - Tips per affrontare la scrittura di un testo

Come scrivere bene? Cosa fare e non fare? Cosa farà di certo saltare i nervi ad un correttore o, peggio, a un editore?
Read more...

World # 5 - Domande di dimensioni Interstellar(i)

World # 5 - Domande di dimensioni Interstellar(i)

Cosa ci deve essere in un film di fantascienza per farlo apprezzare a chi di fantascienza ci capisce?
Read more...

Visualizzazione post con etichetta Recensioni (Fumetti). Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Recensioni (Fumetti). Mostra tutti i post

lunedì 16 febbraio 2015

Golem: il futuro del fumetto è già presente


golemlrnz Originariamente apparso su Isola Illyon.

L’avventura di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, con Golem era iniziata anni fa, quando nel 2010 aveva pubblicato il suo primo capito su PicNic, rivista autoprodotta con il collettivo dei Superamici di cui faceva parte. Poi più niente, fino a che BAO Publishing è riuscita a convincere questo geniale autore a rinchiudersi al lavoro per sei mesi e a dare alla luce un progetto su cui ragionava da ben vent’anni.
Così possiamo finalmente avere fra le mani la nuova fatica di LRNZ: Golem, una graphic novel italiana di genere fantascientifico distopico che, però, non ha nulla a che spartire con il resto della produzione del nostro Paese. Si tratta di qualcosa di diverso dalle classiche opere italiane, in cui (escluso il fumetto seriale) affrontare la fantascienza è ben difficile. Più fortuna si ha con i temi sociali, ma sempre legati a microrealtà, e visti con risvolti personali. In Golem, invece, si trova qualcosa di più: ci si immerge in un mondo intero, e la vastità dei personaggi presentati, delle situazioni e dei temi dà proprio la sensazione di una realtà curata a 360 gradi. Forse è questo il grande punto di forza dell’opera di LRNZ: essere ambientata nel futuro ma sfruttare temi del presente, essere il nostro Paese ma irriconoscibile, suggerirci che quelli siamo proprio noi ma in altre vesti. È questo, forse, il punto di forza della distopia.


Roma, anno 2030 – L’Italia fa parte della Lega Eurasiatica e, dopo un periodo buio, finalmente torna a conoscere il benessere. Un benessere portato all’estremo anche grazie all’incredibile sviluppo tecnologico, sfociato nel consumismo più sfrenato. Quattro corporazioni governano ogni cosa e le persone sono controllate attraverso i “desmophone”, auricolari ormai indossati da chiunque che permettono di interfacciarsi direttamente con qualsiasi superficie come fosse un touchscreen. In questo mondo di apparente felicità, saranno Steno e la sua amica Rosabella a costituire il fulcro della storia. Steno, ragazzino un po’ strano e fuori posto, vessato dagli incubi, è la chiave per svegliare le persone dalla condizione di alienazione in cui ormai vivono… e per raccontare a noi che i sogni possono davvero cambiare la realtà. Ad affiancare Steno nel suo “percorso iniziatico” costellato di loghi di multinazionali e simboli archetipici ci saranno, oltre a Rosabella, anche i dodici ribelli Shorai e un Golem, con i quali il ragazzino andrà contro l’autorità del tanto tormentato quanto dispotico Generale X. C’è una grande domanda che questo racconto ci lascia: possono davvero i sogni prevalere sul capitalismo?
Sono già state rese disponibili le prime pagine del fumetto, che potete raggiungere qui.
golemlrnz 

La cosa che colpisce di più di Golem è sicuramente l’impatto visivo. Le tavole sono grandi e di ampio respiro, sensazione alimentata dal colore luminoso, in contrasto con i toni scuri e cupi di quelle a doppia pagina. Anche le figure ben contornate di nero, una scelta che alcuni autori scansano perché rivelano errori di proporzioni o di prospettiva, sono usate senza paura donando una dinamicità ancora maggiore, sottolineando la differenza fra lo sfondo e le figure in primo piano.
Per quanto riguarda le influenze che hanno portato LRNZ a creare la componente grafica in questo modo, è difficile definirle tutte. Da appassionata di fumetti, la prima sensazione che mi ha investito è quella di esser stata gettata in un’opera a metà fra il pop di Andy Warhol e i fumetti di Moebius: ho ritrovato gli stessi toni di colore, addirittura gli stessi accostamenti. Da un lato rassicuranti, dall’altro così contrastanti da disturbarmi.
In merito a questo c’è però da tenere presente che LRNZ è un grafico, prima che un fumettista, e questo si riflette nella carenza della sceneggiatura di Golem. Se alcuni personaggi riescono ad essere ben caratterizzati, altri possono essere dimenticati e altri ancora passano in sordina e vengono ignorati a causa del numero ristretto di pagine. Anche la questione religiosa, ben presente nel primo capitolo comparso su PicNic, qui viene solo bisbigliata, seppur una delle quattro corporazioni al comando sia proprio il Vaticano.
Purtroppo, la scelta di utilizzare moltissime tavole che riempiono addirittura una o due pagine, a volte senza traccia di balloon, è penalizzante sotto il punto di vista dello spazio narrativo, perché ne toglie quando invece, in una graphic novel, ne servirebbe un po’ di più.
golemlrnz 

Il punto di merito più grande di LRNZ è, però, quello di portare il fumetto in nuova generazione, più tecnologica, più avveniristica, straordinariamente futuristica. La sci-fi, questa volta, la abbiamo in mano – una sensazione che merita di essere vissuta, anche perché molto più a portata dei Google Glass.
In più le 290 pagine edite dalla BAO Publishing sono corredate da un chip NFC nascosto all’interno del volume: infatti verrà a breve rilasciata un’app studiata appositamente per Golem! Funzionalità? Scansionando il fumetto sarà possibile leggere “oltre” le pagine, individuare contenuti nascosti e avere accesso al materiale extra che verrà pian piano rilasciato: nuove tavole, spin-off e storie collaterali!
Secondo me Golem vale anche solo per questo.
In definitiva, sleggiucchiando qua e là, mi sono accorta che tutti hanno visto nell’opera di LRNZ influenze infinite. Akira, Moebius, Evangelion, Miyazaki… e io aggiungerei anche Orfani, perché la lotteria è un punto cardine di Orfani: Ringo, e qui la ritroviamo come gioco d’azzardo al prelievo al bancomat. Come se il mondo artistico italiano immaginasse il futuro del nostro Paese legato all’azzardo, piuttosto che al sano impegno lavorativo: non è poi così incredibile, no? Non mi stupisco di questo, comunque, perché LRNZ ha partecipato al concept design di Orfani e, ora, Golem cavalca l’onda smossa dalla SBE e portata avanti proprio dalla BAO Publishing, regalando all’Italia un prodotto eccellente e innovativo.

Noi non facciamo arte, noi facciamo cadaveri: riguardo la conferenza Bonelli al LC&G 2014

Originariamente apparso su Isola Illyon.

Lucca Comics&Games, Sabato 1 Novembre, ore 13.00: Conferenza Bonelli sulla seconda stagione di Orfani, serie presentata proprio durante il Lucca C&G del 2013.
E vuoi non partecipare? No, in sala ti ci fiondi.
L’aneddoto divertente al riguardo è che della conferenza sapevo qualche giorno prima, visto che Lucca C&G ha messo tutto il programma online. Quindi ho potuto guardare la cartina e prepararmi il percorso. Sapevo perfettamente dove era localizzata la Sala Tobino, la avrei potuta indicare sulla mappa ad occhi chiusi… e sono riuscita a perdermi comunque, pur dopo esserci passata davanti quella mattina.
Gradi a sopravvivenza? Pfff! Ho fatto 1 sul dado.
Arriviamo in sala alla fine degli applausi dell’incontro precedente: siamo in orario, grazie agli Eterni. Prendiamo posto nelle prime file e iniziamo a chiacchierare. Ad un certo punto, sulla scia delle ciarle, mi volto verso Felpa Gialla, il ragazzo che ho a fianco, e gli chiedo cosa ne pensa di Orfani (sono sempre brava ad attaccar bottone con gli sconosciuti che non rivedrò mai più).
Felpa Gialla, il mio eroe di turno, conferma i miei sospetti. Da appassionato di Orfani commenta: “È un buon prodotto, ma i primi volumi sono molto stereotipati, cosa che non ci si aspettava dalla grande pubblicità che hanno fatto alla serie. Pensavo di trovare un prodotto innovativo, e invece… bisogna aspettare il quinto volume, la metà della serie quasi, per avere i veri colpi di scena. Da lì la storia parte alla grande, pregna di citazioni. E sinceramente è una serie che da Bonelli non mi aspettavo, ma che rilancia bene questo editore.”
Credo che il suo sia il pensiero che hanno un po’ tutti quelli che hanno seguito questo titolo, da lettori o da osservatori. Tuttavia, accantoniamo un attimo le riflessioni sull’andamento di Orfani a favore della conferenza.

conferenzabonelli
Da sinistra verso destra: il relatore, Emiliano Mammuccari, Roberto Recchioni, Mauro Uzzeo, Franco Busatta, Annalisa Leoni.
Non si è parlato specificamente di Ringo, la seconda stagione, il cui primo volume è uscito a metà Ottobre, perché se vuoi dire qualcosa senza fare troppi spoiler, devi riferirti necessariamente alla prima stagione e così è stato fatto.
Una cosa fra le più importanti dette da Roberto Recchioni (creatore del soggetto, della trama e sceneggiatore della prima stagione) è che finalmente si torna ad una fantascienza che usa il futuro per parlare delle problematiche del presente. Una cosa che, in effetti, la fantascienza classica ha sempre fatto, basti pensare a G. Orwell e R. Bradbury, ma anche a tanti altri. Poi questo carattere si è forse un po’ perso, portando il genere ad essere più che altro intrattenimento. Con Orfani, la SBE (Sergio Bonelli Editore, ma a Recchioni piace di più la sigla) riporta il genere alla sua importanza “sociale” e, in effetti, guardando la trama con mente consapevole, si ritrova molto del nostro presente.
Nella prima stagione si affronta una crisi, la stessa della Spagna e non a caso i protagonisti sono spagnoli. I bambini, che rappresentano il futuro, vengono presi e addestrati, omologati e mandati a combattere: è quello che succede anche nella realtà, fra l’instradamento culturale della società e la sempre presente guerra in Medio Oriente. Quella più famosa, perché i conflitti sono ormai estesi a quasi tre quarti della superficie terrestre. Certo, il rimando a prodotti come Starship Troopers e all’alienazione di cui parla Full Metal Jacket è ovvio, ma i responsabili di Orfani non ne hanno mai fatto mistero.
Nella seconda stagione, Ringo, il tema diventa più introspettivo, complice anche il cambio di sceneggiatore: Recchioni ha infatti ceduto la penna a Mauro Uzzeo. Il fumetto si scolora della guerra, ma acquista il dramma di un Orfano ormai invecchiato e lontano dal fonte che, tornato a casa, non trova altro che una dittatura e vane speranze. Lui cercherà di rivelare la verità, per ottenere una rivoluzione da “dieci minuti”, rabbia che si spegne immediatamente, perché la speranza, per quanto falsa, ha più attrattiva della disperazione. E anche questo è un tema che rispecchia la società, in questo caso quella italiana, che preferisce sperare in un governo funzionante, piuttosto che guardare in faccia alla realtà, e che accetta 80 euro simbolici, piuttosto che pretendere quello che è suo: il lavoro, una casa di proprietà, un futuro per i propri figli.
Sì, devo dire che con occhi più consapevoli Orfani acquista la frase “dovrebbero farlo leggerlo nelle scuole, imporlo come lettura educativa”. Forse dovremmo smetterla di credere che la rivoluzione sia una cosa del passato, una cosa negativa, una cosa brutta: la rivoluzione serve per cambiare le cose, in discussione dovrebbero essere solo i mezzi con cui farla.
La SBE passa quindi l’esame su tutta la linea, tentando di portare una rivoluzione letteraria, dedicata innanzitutto al pubblico giovanile.
ringoorfanibonelli
La copertina del primo volume di Ringo, la seconda stagione di Orfani.
Riprendendo il discorso dell’eroico Felpa Gialla, che ci dice da appassionato che Orfani stagione 1 ingrana dalla metà in poi, Recchioni ci conferma questa impressione, in quanto afferma lui stesso che fino al sesto volume non avevano idea precisa di dove portare la storia. In sostanza, hanno creato dei personaggi e li hanno buttati nel tritacarne (letteralmente, vista la quantità di morti).
E questi protagonisti sono l’antitesi dell’eroe bonelliano. Generalizzando, i protagonisti di solito si dividono fra eroi e antieroi. Quelli creati da Recchioni e che hanno preso vita grazie alla penna di Emiliano Mammuccari, sono invece veri e propri antagonisti, perché il male non è dove pensiamo inizialmente: gli alieni diventano un pretesto, vengono sfruttati da un “male” molto più vicino che crea gli Orfani per i suoi scopi.
Penso sia stato anche per questo che nella serie dedicata a Ringo hanno voluto cambiare registro, passando dal fumetto “guerresco” a quello più “introspettivo”. Un altro motivo per cui Recchioni ci presenta la stagione 1 come un unico enorme “volume 0” che descrive al pubblico la genesi di un solo personaggio. Abbandonando lentamente tutti gli altri, emerge con forza solo Ringo.
Ad aiutare la nuova dimensione assunta dalla serie c’è anche un netto cambio nel disegno e nella colorazione, i quali diventano più scuri e caotici. Mammuccari ci comunica che in questo caso, per quanto dispongano di una “bibbia di Orfani” e di tutti i dettagli di paesaggi e personaggi, manca una reale pianificazione delle tavole. Ci tiene però a specificare, parole sue, che non fanno le “cose a cazzo”. Ovvero, ci spiega Recchioni, il cambio grafico è funzionale alla storia e vuole essere sperimentale, trasmettendo l’idea di una testata “viva e in grado di rinnovarsi, e più di pancia che di testa”. Senza contare, aggiunge Mammuccari, che questa volta la coerenza grafica viene raggiunta proprio attraverso il colore.
A mio parere questa capacità del team creativo di Orfani di rinnovare il prodotto si vede già a partire dalla storia, che impone a tutti loro di mettersi in gioco in modo del tutto diverso rispetto alla prima stagione, anche con tempistiche molto più strette. Per il curatore sono due anni, per lo sceneggiatore è un anno e mezzo, per i coloristi sono solo 12 mesi, come ci fa notare Annalisa Leoni (la responsabile dei colori). Franco Busatta, che ha lasciato molto spazio agli altri intervenuti, ci racconta delle loro preoccupazioni riguardo alle scadenze e alla richiesta continua di allargare le tempistiche: non ci sono riusciti, Ringo è uscito regolare quando era stato programmato, il mese dopo il numero 12 di Orfani, costituendo il numero 13 della testata. Busatta si è detto molto soddisfatto di non essere riuscito a rinviare e, di conseguenza, ha elogiato il grande impegno del team.
Ad impreziosire ulteriormente la serie c’è quello che secondo me è un enorme pregio: la sceneggiatura molto filmografica, le inquadrature dinamiche, la tavola completamente dedica al paesaggio, l’uso dei campi lunghi e il tentativo di seguire sempre i personaggi, in modo da immergere lo spettatore… ops, il lettore, nelle loro corse a perdifiato e nel terrore della guerriglia. Grazie a questo, il passaggio a motion comic è stato semplice e quasi doveroso. Mammuccari ci ragguaglia sul fatto che, prima di curare questo progetto in collaborazione con Rai Com, praticamente non aveva idea della risultanza di un motion comic. Si è dunque aggiornato con i prodotti americani e ha sperato fino all’ultimo che i suoi collaboratori non inserissero lo strano 3d usato per i motion comic (capelli che fluttuano, labbra che si muovono, ciglia che sbattono): aspettative soddisfatte, perché la trasposizione di Orfani è perfettamente un “2d”. Il motion comic di Orfani, per la regia di Armando Traverso, andrà in onda su Rai4 a partire da Dicembre, ma è stato presentato al Lucca C&G, con ottimi risultati e tanto apprezzamento da parte del pubblico. Lo stesso Recchioni si ritiene pienamente soddisfatto delle scelte sonore e l’unica imposizione fatta a Traverso è stata il suono delle armi, che ci teneva fosse esattamente come l’aveva pensato.
Fra le purtroppo esigue domande poste al riguardo di Ringo, ce ne è stata una particolarmente interessante: perché far muovere i personaggi da una città all’altra?
Infatti, all’interno degli albi si viaggia da Napoli verso il nord dell’Italia, cioè dalla frontiera verso il cuore della distruzione, al contrario di quello che tendenzialmente avviene in caso di racconti post-apocalittici. Questo si riaggancia al discorso della critica sociale, visto che sembra configurarsi anche come una fuga dall’ipocrisia del popolo, che vuole restare cieco, sordo e obbedire alla dittatura.
Recchioni risponde solo che in fondo la scelta di Napoli era ovvia, visto che l’apertura di Orfani era stata proprio con la devastazione di tutta l’Italia, eccezion fatta da Napoli in giù. Inoltre, questo aiuta a dare alla critica nel fumetto una dimensione più “italica”. Alcune città sono ovvie scelte, ma non è il caso di Lucca, che compare in Ringo come sorta di tributo al Lucca Comics&Games, che già l’anno scorso ha permesso alla SBE di presentare il suo nuovo prodotto ad un ampio pubblico.
Mammuccari specifica la volontà di non ritrarre le città con i loro attributi e monumenti classici. Togliendo loro le caratteristiche “da cartolina”, si ottiene l’effetto di luoghi che rappresentano qualsiasi luogo, non un punto specifico su una cartina. Quelle città sono tutte le città del mondo, tutti i luoghi in cui il popolo ha perso qualcosa: libertà, famiglia, futuro. In questo senso, la Leoni ribadisce l’impegno dei coloristi di caratterizzare ogni città con un colore particolare.
Uzzeo conclude il discorso aggiungendo che le tematiche scelte per ogni albo si esauriscono al suo interno, rendendolo quindi quasi autoconclusivo. La scelta di cosa trattare in ogni numero è dipesa anche dal luogo, una commistione di caratteristiche che ci aspettiamo essere esplosiva.

corvibonellilrnz
Come dimenticare la partecipazione di Lorenzo “LRNZ” Ceccotti al progetto Orfani? Il design dei Corvi è, secondo me, uno dei più riusciti.
In conclusione, una conferenza breve, ma densa e molto divertente, impregnata dalla passione del team creativo di Orfani e da una lunga serie di aneddoti sul making of. Su tutti risalta un Recchioni particolarmente prepotente, in senso buono, ed esuberante, che è riuscito a tenere banco con battute e riflessioni, quasi monopolizzando l’incontro.
Ci ha fatto molto sorridere il racconto di Uzzeo, che è a nostro parere la massima espressione della loro passione, della singolarità che circonda un artista e del modo di lavorare creativo e dinamico. Certo, mettendosi nei panni del povero Mauro, sms come “li ammazzo tutti” alle due di notte magari non sono il massimo, anche perché giustamente il malcapitato si chiede: “chi? I vicini? I fan che hanno spammato sulla sua pagina? I critici criticoni? Chi?”.
La risposta, ovviamente, la troverete fra le pagine di Orfani.

Bren Gattonero: Stagioni di Passaggio

Originariamente apparso su Isola Illyon.



L’albo è enorme e interamente in bianco e nero. Il tizio grugnoso sulla copertina mi fissa con occhi minacciosi, invitandomi a iniziare la lettura. Imponendomi di iniziare la lettura. Non voglio farlo: sono troppe pagine, pagine di un fumetto italiano… troppo alto, troppo ignoto, troppo potenzialmente brutto. Quando penso al fumetto italiano purtroppo visualizzo subito scene già viste e battute scontate, perché Bren Gattonero dovrebbe essere diverso? E per di più è fantasy. Miei Dei, il fantasy in Italia è… difficile. Tremendamente difficile. Lo apro, lo sfoglio: una trentina di stili diversi di disegno. Per gli Eterni, in cosa mi ha imbarcata il Direttore? Ma lo devo leggere, e questo è quanto. Apro con coraggio la prima pagina… e trovo una cartina. Bella la cartina. E poi che c’è…
 
un errore di lettering dopo cinque pagine. Un enorme errore di lettering dopo cinque pagine: nel titolo di una introduzione. Ora, prima di iniziare la parte seria della recensione… maledizione, editore CrazyCamper, fate attenzione! Con tutti gli errore che avete dimenticato di correggere nel massiccio volumone di Stagioni di Passaggio mi sorprendo che non ce ne siano nella cartina… scherzavo, ad un secondo sguardo c’è un errore di digitazione anche nella cartina. Va bene, ho capito, mi rassegno: è la firma di CrazyCamper. È vero che un lettering sbagliato non inficia completamente la storia, però è fastidioso.
Ho un altro sassolino da togliermi e dopo inizio sul serio la recensione.
Troppi disegnatori, troppe matite diverse. E le posso accettare tutte, a parte una – quella del Capitolo 12 curato da Federico Bertoni, che ha uno stile più adeguato ad una one shot sul Lanciostory, che ad un capitolo fantasy di Gattonero.

brengattonerostagionidipassaggiocrazycamper 

Detto questo, iniziamo sul serio.
Come ho detto, l’albo è in bianco e nero, ma non importa. Sangue, e liquidi corporei in generale, rendono bene anche così – e la quantità è tale che trasudano dalle pagine. Una cosa insolita per un fumetto italiano, ma forse ci siamo tutti scocciati del “politically correct” e dello “young adult”, e finalmente siamo arrivati al dolce, alla parte “martiniana” delle menti dei creatori di storie italiani.
Il protagonista è violento, volgare, pazzo e fanatico, e non si fa scrupoli a combattere il male ad armi pari. Con questa premessa chi, come me, cerca qualcosa di diverso dal fantasy per “ragazzini” non può che entrare in sintonia con Bren Gattonero. E il fumetto, in generale, gli piacerà.
Al fianco del Gattonero, una scrofa dal fiuto infallibile (e per scrofa si intende esattamente un maiale femmina) – una scrofa bianca in un allevamento di maiali neri cresciuti da frati che “a parte grattarsi lo scroto tutto il santo giorno e pregare il Signore, c’è una sola cosa che gli riesce bene… allevare i porci”. E poi c’è una ragazzina in grado di possedere gli spiriti e i demoni – cresciuta dalle stesse forze sovrannaturali nel cuore della foresta, dopo che la madre è stata impiccata direttamente alla sua nascita. Infine, un frate fedele ai dogmi del suo ordine… almeno fino a che non conosce Arcadia l’ammazzastreghe. Con lei intreccerà una storia di sesso violento (!), più sadomaso di 50 Sfumature di Grigio e ho detto tutto. Anzi no, non ho detto tutto: questi, prima di finire a letto, discutono insultandosi, si picchiano un pochettino e poi arriva il sesso violento.
Personaggi meravigliosi, grazie a Tommaso Destefanis che ha ideato l’universo del Gattonero, e in tutte queste pagine c’è da farsi una bella scorpacciata di un mondo impietoso e crudo fin nel midollo.
Prima di iniziare il percorso attraverso le vignette viene puntualizzata una breve cronologia. La Terra di Nessuno era governata dai Re Dragoni e basava la sua religione su un politeismo legato alla Natura. Poi arrivò il monoteismo e spazzò via tutto, perseguitando gli incantatori che volevano continuare a farsi gli affari propri e non lavorare per la Chiesa Emanuelita. I Re Dragoni caddero e i maghi vennero sconfitti, così la Chiesa prese il potere istituendo una scuola dove far convergere tutti gli individui predisposti alla magia, per usarli e controllarli. Ma ovviamente alcuni incantatori vogliono restare liberi: è a loro che gli ammazzastreghe danno la caccia, a loro e a tutti i pazzi che invocano spiriti e demoni, e a tutti gli spiriti e demoni che infestano la Terra di Nessuno.
brengattonerostagionidipassaggiocrazycamper
Fra incantesimi, possessioni, occhi cavati, calci, pugni, sbornie, terra grondante sangue e tanta sana cattiveria, emerge il passato tumultuoso del protagonista che da nobile diventa un gretto mercenario e un disperato ubriacone cacciatore di taglie, poi precettato nelle Cappenere (assassini). Ma la conoscenza della bella Marianna cambia tutto: al posto di ucciderla, il Gattonero fugge con lei, rifugiandosi in una capanna sperduta. Passa poco, però, prima che le cose precipitino e Marianna, incinta, venga uccisa davanti ai suoi occhi. Ma vi sto spoilerando tutto?! No, perché questo non fa parte della storia… e non vi dico altro perché, pur da amante degli spoiler, non posso – non voglio! – rivelare di più, rischierei di togliervi il gusto del mandare agli Abissi gli sceneggiatori (per poi amarli incondizionatamente l’istante successivo).
Che altro dire della trama? Il fumetto è episodico, ma dalla metà in poi ingrana la marcia giusta e inizia a svilupparsi la storia generale: i capitoli diventano più lunghi, diventano di più parti, oppure vengono divisi in pezzi più brevi, ma comunque significativi. Proprio il fatto di avere anche una trama generale è importante e significativo, soprattutto trattandosi di fumetto italiano. E, accidenti, non c’è una sola trama generale, bensì due: una riferita al Gattonero, che ha qualcosa di particolare acquisito sotto le Montagne dei Nani, e un’altra legata alla ragazzina che lo accompagna, che potrebbe essere la fantomatica Ben Jee, la strega suprema. O forse no, chi lo sa. Il fatto che Stagioni di Passaggio non abbia un lieto fine lascia molte questioni aperte e irrisolte, pronte per i prossimi volumi.
Questioni quanto questo albo: ne sono previsti in effetti altri due, uno incentrato sul passato di Bren Gattonero e un altro sul suo futuro e su quello della Terra di Nessuno.
Io mi chiedo e mi domando come svilupperanno l’albo che racchiude il futuro dopo una conclusione che mette fuorigioco il Gattonero. Staremo a vedere, per intanto non posso che consigliarvi il titolo.
L’opera è assolutamente godibile, la lettura è incalzante e appassiona grazie a battute sagaci e salaci, il disegno (a parte in alcuni punti) è in generale buono. Per mio gusto non avrei cambiato così spesso la matita, ma Bren Gattonero è un progetto ben preciso, atto a coinvolgere nuovi sceneggiatori e disegnatori e farli lavorare al fianco di altri già navigati, quindi capisco, condivido ed elogio (nel mio piccolo) quanto fatto dalla CrazyCamper.
Da premiare, e comprare anche solo per questo (io sono venale su queste cose), il prezzo tutt’altro che proibitivo: 16,90€ per 606 pagine in bianco e nero, in formato 17×24 brossurato. È un niente rispetto al costo assurdo che hanno tutti i fumetti che non siano manga – e anche sui manga ci sarebbero da aprire lunghe parentesi.
Annoto, infine, che Stagioni di Passaggio raccoglie tutto il materiale uscito relativamente a Bren Gattonero, cioè tutti e 22 i numeri editi da CrazyCamper dal 2010 al 2013. Per ora non ci resta che aspettare con ansia le nuove uscite!