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lunedì 16 febbraio 2015

Star Wars: i Twi'lek

Originariamente apparso su Isola Illyon.

Tott Doneeta, innegabilmente un Cavaliere Jedi.
“La mia gente, i Twi’lek, ha un’antica e ricca storia di non violenza. Noi preferiamo l’intelletto e l’abilità alla brutalità totale.”
Così Tott Doneeta, Cavaliere Jedi al tempo di Exar Kun, parlava della propria razza. Una descrizione adeguata per i tempi antichi della Lontana Galassia, ma che è diventata sempre più approssimativa, visti i notevoli cambiamenti che la hanno caratterizzata durante lo svolgersi dei principali eventi che hanno investito l’universo di Star Wars.
Abbiamo visto i Twi’lek sin dalla vecchia trilogia di Star Wars. Il nome non viene mai pronunciato, ma l’immagine delle ballerine con lunghe code celebrali, aggraziate nei loro abiti di veli e nei loro passi di danza, è certamente rimasta impressa a molti. Poi, i Twi’lek ricompaiono anche nella nuova trilogia, e durante la Grande Purga Jedi. Ma è nell’Universo Espanso che, come sempre, questo popolo ha il suo momento di gloria e supera il ruolo di “comparsa occasionale”, confermandosi come una fra le razze più amate.

Un po’ di storia
La storia dei Twi’lek è semplice, poco interessata dal versante guerresco, ma varia e profonda per i cambiamenti culturali.
Ryloth, il pianeta dei Twi’lek, viene scoperto dalla Repubblica Galattica in epoca molto antica, quando questa popolazione era ancora allo stato primitivo. Cosa fai quando gli esploratori della Repubblica prendono contatti con te e si dimostrano tecnologicamente più avanzati e con un tipo di società apparentemente più figo? Ti unisci a loro, ed è esattamente quello che anche i Twi’lek hanno fatto, entrando a far parte della Repubblica e delle sue trame, rivestendo di volta in volta i ruoli più diversi: da Jedi al servizio del consiglio, a mercenari, a Jedi Oscuri.
Dopo l’unione alla Repubblica, i guai iniziarono immediatamente perché, a fronte di un aumento di esportazioni della particolare spezia ryll di Ryloth, gli Hutt ben presto presero il controllo delle attività del pianeta, riducendo i Twi’lek in schiavitù. A quel punto, molti furono costretti al lavoro forzato, e molti altri vennero venduti in tutta la Lontana Galassia, apprezzati innanzitutto per l’aspetto aggraziato e la capacità, da non sottovalutare, di mediare per trovare sempre la soluzione più conveniente.
In un secondo momento i Twi’leki riuscirono a riprendere il controllo di Ryloth, strappandolo dalle mani degli Hutt… ma per garantirsi questo dominio, continuarono a permettere la vendita e la schiavitù delle proprie donne, di cui Jabba “the Hutt” Desilijic è uno dei più grandi estimatori, come ci hanno insegnato sia la trilogia classica che quella moderna.
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Amputare un lekku a un Twi’lek è come amputare il braccio a un umano, ma per fortuna possono essere ricostruiti in forma cybernetica.
Caratteristiche
Con i Twi’lek se ne sono viste un po’ di tutti i colori. Letteralmente, considerato che la loro pelle può essere praticamente di tutte le tinte: azzurra, rossa e viola, ma anche blu, verde, grigia, marrone, rosa, gialla, arancione. La diversa pigmentazione dipende dalla sottorazza, ma le differenze fra l’una e l’altra sono trascurabili. A parte, sembra, per i Letham, dalla pelle rossa, che abbiamo visto più che altro dalla parte dei Sith… probabilmente perché graficamente si prestano molto al Lato Oscuro (caratterizzato dal rosso e dal nero), e non per reali motivi genetici.
Abbiamo già detto che le donne Twi’lek sono molto apprezzate per grazia e aspetto fisico (come dare torto a Jabba?), ma ancora non abbiamo chiarito cosa siano quelle due protuberanze che escono dalla testa di ogni Twi’lek. Si chiamano lekku e sono “code” che contengono porzioni delicate del cervello. Qualcuno li utilizza anche come sciarpe, ma la loro funzione fondamentale è aiutare il linguaggio con movimenti particolari e aumentare le capacità cognitive. Chiaro che, in situazioni particolari, la comunicazione fra due Twi’lek può avvenire in modo completamente non verbale proprio grazie ai lekku.

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Bib Fortuna, twi’lek esiliato prima al servizio di Jabba “the Hutt” e poi al servizio di se stesso.
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Legati al clan, rispettosi delle tradizioni, ma capaci di rinnovarsi, i Twi’lek compaiono un po’ come il prezzemolo in Star Wars, ma c’è un personaggio in particolare che mi ha sempre colpito più degli altri: Bib Fortuna, un emerito sconosciuto per chi non sa molto destreggiarsi nell’Universo Espanso. E anche per chi vi si destreggia, bisogna dire che Bib non è di certo fra i personaggi secondari con maggior spessore. La sua storia, però, è interessante… e sfortunata, ma forse in America il nome “Fortuna” gli è stato dato restando all’oscuro del significato italiano della parola.
Bib Fortuna è un Twi’lek di Ryloth, espulso dal proprio clan e dal proprio pianeta dopo esser stato scoperto a smerciare illegalmente la spezia ryll agli Hutt. Avendo già avuto a che fare con Jabba, per cui aveva addestrato alcune danzatrici, decide di rifugiarsi da lui e mettersi al suo servizio. Lo vediamo infatti comparire fin da Star Wars I: La Minaccia Fantasma proprio nell’entourage di Jabba (oppure, se consideriamo l’ordine di uscita dei film, in Star Wars VI: Il ritorno dello Jedi).
Ne Il ritorno dello Jedi, Bib Fortuna si trova insieme a Jabba, Boba Fett, Luke Skywalker, Han Solo, Chewbecca e Leila Organa al Grande Picco di Carkoon, dove era prevista l’esecuzione degli eroi per bocca del sarlacc (che vi informo essere un mostro onnivoro, non carnivoro come credevo fino all’altro ieri). L’unica esecuzione fu quella dei cattivi, come sempre, ma Bib Fortuna, con un vero colpo di fortuna (ah-ha, come sono simpatica), riuscì ad allontanarsi prima della definitiva disfatta. Tornato al palazzo di Jabba per dirigere le operazioni, si imbatte nei Monaci B’omarr (già ospitati nel palazzo), un misterioso ordine religioso di Tatooine dedito all’annullamento delle sensazioni fisiche. Raggiunta l’illuminazione, un Monaco B’omarr fa asportare il proprio cervello perché venga riposto in una giara dove giacerà molto più a lungo di quanto avrebbe potuto vivere attaccato al resto del corpo… e spostarsi venendo temporaneamente impiantato in un droide perimetrale di tipo BT-16. Questo genere di droidi è usato per lo più per la sicurezza, ha forma di ragno e, nella versione per i B’omarr, è dotato di un supporto che permette di portare a spasso una giara contenente un cervello. Un BT-16 si intravede anche in Star Wars VI: Il ritorno dello Jedi, ma è uno di quegli “easter egg” che si notano solo se si sa cosa cercare, visto che, come tutto quello che compare nei film, i dettagli sono arrivati solo con l’Universo Espanso.
Comunque, eravamo arrivati a Bib Fortuna che torna al palazzo di Jabba e incontra i Monaci B’omarr. Questi gli rimuovono il cervello e lo piazzano dentro un BT-16. Successivamente, Bib riesce a rimettere il proprio cervello nel corpo di un altro Twi’lek, quello di Firith Olan, interessato a prendere il posto di Jabba nell’economia criminale di Tatooine. I piani di Firith non vanno però come da lui previsto, poiché Bib lo trascina dai Monaci B’omarr e riesce a scambiare i loro cervelli, entrando a tutti gli effetti in possesso del suo corpo e potendo, in questo modo, avviare la ricostruzione dell’impero criminale di Jabba.

Star Wars: gli Yuuzhan Vong

Originariamente apparso su Isola Illyon.

C’era una volta l’Universo Espanso di Star Wars, quella difficile landa non troppo desolata dove i Jedi e i Sith si combattevano, costretti di quando in quando a far fronte a minacce comuni. Una di queste è rappresentata dagli Yuuzahn Vong, i “Figli di Yun-Yuuzhan” o la “Stirpe Eletta”.
In molte ambientazioni ad un certo punto fa la sua entrata in scena una razza antica, estranea al normale sistema culturale, così potente da costringere le fazioni a smettere la propria lotta e combattere insieme per mantenere la libertà. In Star Wars questo ruolo di malvagi malvagissimi spetta agli Yuuzhan Vong, extragalassiani che, una trentina di anni dopo la fondazione della Nuova Repubblica, invadono la Lontana Galassia per vongformarne i pianeti, seminare caos e distruzione, e prendere il controllo di ogni cosa.
Gli Yuuzhan Vong compaiono per la prima volta nella serie di romanzi The New Jedi Order, per poi ritornare in più di una ventina di novelle. In realtà, trovo che la caratterizzazione da antagonisti assoluti li renda alla lunga stucchevoli, privi dello spessore che possono avere fazioni come quella dei Sith, i quali, anche presi singolarmente, riescono bene a tenere in piedi un filone di trama. Dei Vong si è sentito parlare poco, e forse è una fortuna. Per me il dispiacere risiede nel fatto che questa razza abbia uno dei background più belli di tutto Star Wars.
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Feroci, devoti al dolore, dotati di una tecnologia biologica sconosciuta alla Lontana Galassia, gli Yuuzhan Vong si dimostrano nemici temibili per i Jedi.
Un po’ di storia
Innanzitutto, bisogna dire che in origine i Vong non erano malvagi. Abitavano in modo pacifico il pianeta Yuuzhan’tar, lo stesso di cui si dicono figli: la particolarità di questa condizione era che Yuuzhan’tar era senziente. Vi ricorda Solaris dell’omonimo film? Eh, un po’ sì, non ho dubbi.
Inizialmente pacifici e disinteressati alla guerra, i Vong vennero attaccati e asserviti da una specie senziente tecnologicamente avanzata. Il pianeta, a quel punto, insegnò loro come sviluppare tecnologia biologica, permettendo agli abitanti di rivoltarsi contro gli aggressori e riconquistare la propria libertà.
Questo, tuttavia, aprì una nuova era nella cultura dei Vong, che abbracciarono la violenza fino in fondo, divenendo guerrieri potenti (e un po’ folli). La loro galassia di origine conobbe presto la loro furia, perché essi iniziarono a percorrerla in ogni angolo con lo scopo di distruggere tutta la tecnologia meccanica. Quella crociata segnò l’inizio della schiavitù dei Chazrach, una razza per sempre costretta a servire i Vong. Yuuzhan’tar, non riuscendo a dissuaderli, decise di privare la propria progenie della Forza, rendendoli incapaci di incanalarla e invisibili a chi la Forza la utilizza. Coltivando a fondo l’odio, distrussero il loro stesso pianeta, sostituendo la sua venerazione con l’adorazione di una serie di empie divinità. Conquistata la loro galassia, la divisero in Domini, regioni assoggettate ad un singolo clan, ma neanche questo riuscì a placare la loro sete di violenza. I Domini si combatterono nella Guerra Cremleviana, devastando la gran parte della galassia e sterminando tutte le specie senzienti. A quel punto, dovendo lasciare la loro patria di origine, salparono su navi-mondo diretti verso la Lontana Galassia che abbiamo conosciuto in Star Wars.
Il primo contatto con gli abitanti della Lontana Galassia avvenne all’inizio delle Vecchie Guerre Sith, quando i Neo-Crusader mandaloriani percorrevano l’anello esterno della Galassia per combattere i Jedi. Tuttavia, una volta che Zonama Sekot, una nave-madre derivata da un frammento di Yuuzhan’tar, venne avvistata, gli Yuuzhan Vong sfuggirono alla caccia dei mandaloriani rifugiandosi oltre l’orlo esterno.
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Le navi-biologiche degli Yuuzhan Vong sono capaci di percorrere lo spazio oltre l’orlo esterno… e hanno altri interessanti gadget che hanno molto fatto discutere i fan, come la possibilità di creare buchi neri.
Verso la guerra
Passarono millenni di aspri contrasti interni e con Zenoma Sekot, poi i Vong fondarono una base su Bimmel e, dopo la formazione dell’Impero, Palpatine venne a conoscenza delle loro attività sul pianeta. Quando l’Impero cadde, convinto che la Nuova Repubblica avrebbe avuto difficoltà a far fronte alla minaccia dei Vong, il Grand’Ammiraglio Thrawn tentò di riunificare le regioni sotto un nuovo impero.
Con la morte di Palpatine, ormai indebolito, il Consiglio Imperiale parve un buon organo in cui far infiltrare un proprio inviato, e gli Yuuzhan Vong inviarono così Nom Anor ad operare come spia fra le fila nemiche. Pian piano riuscirono a schierare le proprie pedine, manipolando innanzitutto la politica dei Ssi Ruuvi e della ExGal (una società volta a cercare vita senziente oltre la Galassia), per usarli come truppe per l’invasione futura – che sarà sventata dalla grandiosa squadra composta da Leila Organa, Han Solo, Luke Skywalker, Mara Jade e relativi figli (di tutti e quattro).
Per tutto il resto della storia, acquistate i libri.

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Design dark, tatuaggi, musi schiacciati, piercing e sadomasochismo a pioggia: gli Yuuzhan Vong non saranno mica imparentati alla lontana con i Cenobiti di Hellraiser?

Caratteristiche
Feroci, sanguinari e volti alla guerra, totalmente privi di quei buoni sentimenti che potrebbero rendere una società un posto sano in cui vivere: gli Yuuzhan Vong sono fondamentalmente guerrieri che si governano grazie ad una rigida gerarchia e alla politica del terrore. Essendo privi di Forza, ed extragalassiani rispetto ai personaggi che compaiono normalmente in Star Wars, la loro caratterizzazione stride e per digerire il loro inserimento nell’Universo Espanso in genere ci vuole un bel po’. Io stessa ho avuto molta difficoltà, perché è ovvio porsi la domanda “ma era davvero necessario?”. Credo che la risposta sia no, ma chi ha scritto i libri che li riguardano aveva evidentemente bisogno di un nuovo nemico scaltro e malvagissimo.
Se il loro background è interessante, ma dà la sensazione di non essere ben amalgamato, la loro caratterizzazione è a mio parere eccelsa, seppur ancora meno omogenea rispetto al resto dell’universo di Star Wars. Tuttavia, il fatto che la loro tecnologia sia completamente biologica è un punto di notevole interesse, così come il loro carattere crudele – tanto verso gli altri, quanto verso se stessi – è un punto che dà colore, se si pensa che molti Vong arrivano a privarsi di parti del corpo per rimpiazzarle con altri organi biologici (e migliorare così le proprie potenzialità). Nulla di mai visto, comunque, in quanto per design, caratterizzazione e origine a partire da un pianeta senziente, in qualche modo ricordano i Cenobiti di Hellraiser.
Vuoi per la durata della loro saga, vuoi per la caratterizzazione, a moltissimi fan i Vong non sono proprio andati giù – difficoltà più che comprensibili. Potevano essere un interessante punto di svolta, perché invisibili alla Forza e dotati di tecnologia biologica e aliena alla Lontana Galassia, ma sembra che la scelta di inserirli sia stata un flop, o che per lo meno abbia acceso aspre controversie fra i fan. Se l’intento iniziale era quello di scuotere la stagnazione in cui l’Universo Espanso era precipitato all’inizio degli anni 2000, presentando una saga piuttosto che il classico ciclo, di sicuro l’obiettivo è stato raggiunto… ma a quale prezzo in termini di lettori? Molti, ne sono quasi sicura, hanno chiuso i libri quando hanno letto che le navi biologiche sono in grado di creare buchi neri come scudi difensivi…
Ma la domanda peggiore che ci si fa su questa razza resta, però, il come sia possibile che il loro pianeta natale li abbia privati della Forza. Perché? A questo punto, cos’è la Forza? Qualcosa di cui si può essere privati? Da appassionata di Star Wars, inizio a chiedermi se sono io a non aver capito bene cosa sia la Forza… o se la storia degli Yuuzhan Vong non sia, in qualche strano modo, in contrasto con il canone ufficiale.

In attesa di Star Wars VII - The Force awakens

Originariamente apparso su Isola Illyon.

“Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala.” è una massima perfettamente applicabile sia a George Lucas che alla Disney Pixar. Sì, perché Star Wars VII – The Force Awakens sarà molto probabilmente un importantissimo giro di boa per l’universo Star Wars, visto quanto sono alte le aspettative dei fan.
E non solo di quei fan che ne sanno una più di Darth Sidious, ma proprio di tutti: cinefili, appassionati di sci-fi, starwarsiani, curiosi, mainstreammari dell’ultima ora e wookie. Soprattutto wookie, perché se ci verrà rifilato un altro prodotto vacillante, sono convinta che parecchi indosseranno il loro costume segreto (da wookie) e valuteranno una vacanza-picchetto al ranch di papà Lucas. O sotto casa della Disney Pixar?
Quella di Star Wars è una delle idee più belle della storia del cinema e, in generale, della narrazione. Certo, non rivoluzionaria perché lo sci-fantasy è comunque precedente, ma molto importante e ben valorizzata. Tuttavia, qui e lì pare avere sviluppi barcollanti. La struttura generale è più che solida – irrobustita dalla continua produzione di opere legate all’Universo Espanso – ma se si scende nel particolare del singolo prodotto, di quando in quando si resta delusi. E non sto parlando dei midichlorian, che non trovo così sconvolgenti; né della storia d’amore nella nuova trilogia, che per quanto non sia il motivo per cui riguardo Star Wars non è neanche fastidiosa. Anzi, l’evoluzione di Padme e Anakin risulta pure abbastanza interessante… beh, non tantissimo, Leila e Han erano meglio ecco.
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Luke Skywalker: da sbarbo spaventato ad apprendista di Yoda e poi Cavaliere Jedi. Che ruolo avrà nella nuova trilogia?
Il grosso problema, più dei nuovi film che di quelli vecchi, sono le tempistiche e giuro che mai, mai e poi mai, avrei pensato di trovarmi a dire che un film moderno è più lento di uno vecchio. Accade però esattamente questo: ogni film più lungo del precedente e con più scene inutili. Analizzando in modo critico questa dinamica, aggiungendoci che le vecchie pellicole sono state aggiornate solo quello che Lucas voleva, si intuisce che il problema della sceneggiatura e della regia di Star Wars è proprio il papà, che ha girato (e ri-girato) esattamente quello che lui voleva vedere sullo schermo.
Inoltre, l’altro scoglio è il lunghissimo arco di tempo durante il quale la Galassia Lontana-Lontana è stata sviluppata. La vecchia trilogia ha dato un input, ma ci sono stati decenni di vuoto prima che Lucas girasse qualcosa di nuovo. Un tempo durante il quale i tredicenni del 1977 sono cresciuti, sono diventati adulti e hanno cambiato i loro gusti. Lucas non ha pensato la nuova trilogia, quella del 1999, per gli ormai trentenni: ha mantenuto un target adolescenziale e, sfruttando le nuove potenzialità tecnologiche, ha voluto usare anche troppo le tecniche di computer grafica (inserendo scene che obiettivamente si potevano tagliare) e una simpatia che forse non rispecchia pienamente il gusto di questa epoca. Come nel caso dell’odiato Jar Jar Binks (che a me sta notoriamente molto simpatico, e non sto scherzando).
A peggiorare la situazione c’è l’assenza delle battute salaci fra Han Solo e Leila Organa. A questo proposito bisogna tener conto del famigerato “orsacchiotto censura”, che alla fine del XX secolo è diventato un boia armato di ascia bipenne. Questo implica che, con tutta probabilità, le stesse battute salaci del 1977 messe in un film del 1999 avrebbero alzato il rating… e questo non era ciò che Lucas voleva. Oppure, vista la volubilità del regista, tutti noi che ci spacchiamo la testa da anni per capire perché la nuova trilogia è quello che è dobbiamo solo smettere di porci domande esistenziali e risponderci che Lucas ha fatto ciò che voleva.
Non sono stata elusiva, ma mi prendo la responsabilità di dirlo in modo palese – certa che qualcuno di voi vorrà venire sotto casa mia per picchiarmi. Secondo me l’unico e vero problema di Star Wars è George Lucas, che come creatore di idee è il mio idolo, ma che come regista merita la forca. E i dati sembrano darmi ragione, se proprio vogliamo, perché la trilogia moderna – quella che non è piaciuta ai più – è tutta scritta e diretta da Lucas. Quella vecchia, al contrario, è una collaborazione su entrambi i versanti e si abbassa – soprattutto nel terzo episodio – al subentrare prepotente della mano di Lucas.
Quando nel 2012 si è saputo che la Disney Pixar aveva acquistato i diritti dell’idea per la terza trilogia, dopo l’attimo di sgomento iniziale, ragionandoci un po’, ho fatto marcia indietro sulla critica sconsiderata a questa scelta. Tanti hanno sospettato che il cambio potrebbe rendere ancora più bambinesca questa nuova serie di film. Il motivo è semplice: stiamo parlano della Disney, con cui è nato il film di animazione americano, cioè il classico cartone per bambini. Forse però si guarda la questione dal punto di vista sbagliato. La Disney produce solo per giovani imberbi? Sì, certo. E Kill Bill dove lo lasciamo? Sì, avete letto benissimo. Kill Bill è stato prodotto da questa casa cinematografica e si staglia orgoglioso al fianco di Pirati dei Caraibi, A Dangerous Mind, Armageddon, Starship Troopers, L’uomo bicentenario, The prestige, Pearl Harbour, Signs, Neverland, Casanova, Apocalypto, Trone (e il Legacy).
Come se non bastasse a riabilitare la sua “serietà” e “adultitudine”, la Disney è anche la produttrice di Sin City. Quel Sin City, quello tutto tette, botte, sangue e grugno duro di Marv. Inoltre, per chi non lo sapesse già, nel 2012 Disney non ha fatto man bassa solo di Star Wars, ma anche dei cine-marvel! Comprando non solo diritti cinematografici, ma la Casa delle Idee in bozze e matite. Così come il tenore dei fumetti Marvel non è cambiato, non mi aspetto che cambi il tenore della sceneggiatura di Star Wars e non metto in dubbio che il lavoro della Disney e del regista (J. J. Abrams) potrà essere ottimo sotto tutti i punti di vista tecnici – riuscendo magari a sanare la lentezza, la sceneggiatura, i pessimi tagli durante le scene d’azione e la recitazione “legnosa” probabilmente dovuta ai copioni (perché altrove gli stessi attori li abbiamo amati, su tutti Natalie Portman).

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I poster dei sei film… questo gusto un po’ retrò ci piace tantissimo e prego che la grafica delle nuove locandine resti fedele a se stessa.
Però, come dicevo in redazione, citando C3PO, “Sembra che [noi fan] siamo fatti per soffrire, è il nostro destino nella vita”. Poi, se oltre che fan sei pure nerd la situazione precipita.
Non serve interpellare una divinità con un presagio per sapere, a distanza di un anno, che qualunque sarà l’offerta della Disney in ogni caso saremo insoddisfatti marci. Perché abbiamo mitizzato Star Wars: il suo universo è realmente intrigante e vorremmo sempre di più, sempre di meglio.
Il rischio più grosso che vedo per Disney e J. J. (lo chiamo per sigla e non per cognome perché è più simpatico così e ricorda Jar Jar) è il non riuscire a scegliere come punto di partenza per questo ambizioso progetto qualcosa che abbracci la più ampia fetta possibile di quanto comparso nell’Universo Espanso. Obiettivamente farlo è difficile, perché scegliere una trama (e questo è obbligatorio) implica escludere tutte le altre e neanche si può pretendere che l’impegno sia quello di trasporre a film qualcosa che è già comparso (e con discreto successo) in forma di videogioco o serie animata. Anche perché io per prima, pur da buona fan, non credo che sopporterei venti film. Se si vuole conoscere tutto di Star Wars ci sono libri, fumetti, videogiochi, serie animate… e pure Wikipedia, che non trasmette la stessa epica passione, ma che le informazioni le da.
E poi, appunto: libri, fumetti, serie animate, videogiochi. Star Wars ha uno dei cross media più ampi, che lo portano nell’Olimpo insieme ad Halo. Se qualcuno è veramente appassionato, forse più che pregare che la Disney gli dia quella nuova trilogia tanto agognata, può trovare valide alternative in tutti gli altri prodotti. Fra i quali la menzione d’onore va sicuramente al tutto italiano Dark Resurrection, per la regia di Angelo Licata; una trilogia di “cortometraggi” che si innesta alla fine de Il ritorno dello Jedi ed espande l’universo originario valutando quelle che potrebbero essere le mosse successive alla rifondazione dell’Ordine Jedi. Questo progetto ha ottenuto il riconoscimento ufficiale di Lucas, e così è successo a tanti altri prodotti amatoriali, segno che la passione dei fan non si è mai spenta, moltiplicando le possibilità degli altri padawan di godere di questa magnifica galassia.
Comprova anche, però, che i fan se anche non insoddisfatti, continuano a voler vedere qualcosa d’altro e di sempre diverso.
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Mara Jade, prima agli ordini dell’Impero, poi contrabbandiera, poi moglie di Luke e, in seguito, anche combattente Jedi.
Comunque sono sicura che siamo tutti con il fiato corto e sbavanti in attesa di Dicembre 2015, quando finalmente sugli schermi arriverà la prima puntata di questa nuova trilogia.
La parte che mi diverte di più è già iniziata, perché il web si è ampiamente prodigato (come se già non lo facesse da anni) nel toto-scommesse per indovinare la trama, i personaggi che compariranno, per capire chi è quel sinistro figuro con la spada laser cruciforme, perché cammina strano. E bla bla bla. Non so voi, ma a me divertono veramente da morire queste infinite elucubrazioni combattute a colpi di dettagli. E partecipo e le fomento sempre molto volentieri, perché quello che ne salta fuori è una passione incredibile da parte dei fan e l’amore smisurato di alcuni di loro per i particolari più insignificanti comparsi ovunque nel panorama starworsiano. Significa che hanno giocato minimo tre o quattro volte un gioco, visto decine di volte una puntata di Clone Wars, letto altrettante volte il singolo numero di ogni serie a fumetti… gente con cui io non potrei minimamente competere, lo ammetto, ma che ha tutta la mia stima (e il mio amorrre).
Detto questo, ho anche io la mia teoria. C’era una volta una bambina di nove anni che guardava ammirata la trilogia storica di Star Wars e il cui padre le raccontava di quel famoso George Lucas che aveva ideato non una, ma ben tre trilogie tutte legate: la prima strutturata per essere il nucleo centrale, la seconda per esserne il prequel e la terza per esserne il sequel. Una storia tutta legata, che si sarebbe conosciuta fino in fondo solo completati i nove film.
Questo per dire che già negli anni Novanta, o meglio già dal 1977, Lucas aveva dichiarato di voler costruire le opere in modo consequenziale. Quindi se nella prima abbiamo visto la redenzione di Darth Vader, la seconda avrebbe raccontato la sua genesi, prima come Jedi e poi come Sith. E la terza avrebbe riguardato gli eventi successivi alla sconfitta dell’Impero, cioè la restaurazione della Repubblica da parte dei Ribelli e la rinascita dell’Ordine dei Cavalieri Jedi (e quindi di quello dei Sith) sotto l’impulso di Luke… e Leila, perché anche lei – si è capito in un secondo tempo – avrebbe giocato un ruolo fondamentale. Star Wars ha sempre mantenuto fede ai suoi propositi in quanto a trama, quindi non c’è motivo di pensare che la terza trilogia non riguarderà esattamente quanto dichiarato in origine.

Perciò cosa aspettarsi?
Senza andare a distribuirli nelle tre pellicole, sono quasi sicura che vedremo (finalmente) Luke Skywalker cedere al Lato Oscuro, uccidere Palpatine (ma come, non doveva averlo già fatto? Eheee, misteri della Forza!), Leila Organa impugnare una spada laser (e salvare il fratello per l’ennesima volta), Mara Jade (moglie di Luke e uno dei personaggi più amati dell’Universo Espanso). E poi la rifondazione dell’Ordine dei Cavalieri Jedi, la battaglia contro i Discepoli di Ragnos, la creazione della nuova Accademia Jedi e la nuova scissione fra Jedi e Sith.
Di materiale ce n’è tantissimo, credo che in quanto a voglia di fare ce ne sia altrettanta… la preghiera rivolta agli Eterni di tutti i tempi è che il regista (o i registi) creino dei film dinamici, emozionanti, rocamboleschi e spettacolari, che portino al massimo l’utilizzo della Forza. E con tante spade laser… con tante armi laser, perché noi abbiamo in mente la spada laser iconica, ma nell’Universo Espanso compare di tutto, di tutti i colori e usato nei modi più incredibili, proprio perché la Forza permette tantissimi trucchetti. Per inciso, la spada laser cruciforme già si vede nel gioco Star Wars Accademy, motivo per cui non è una licenza Disney…e quindi non comprendo il motivo delle lamentele, a mio parere eccessive ed esasperate.
Ecco, credo di aver trovato la mia vera aspettativa per questa trilogia: auspico sia in grado di fondere nel modo migliore possibile il classico Star Wars con tutto quello che si è sviluppato intorno ai film originari. In quanto a velocità e spettacolarità, penso di poter dire fin da ora che J.J. Abrams non ci deluderà.

Postilla – Mi rendo conto ora di aver praticamente sottinteso di voler vedere qualcosa di innovativo rispetto alla prima trilogia. Molti fan mi mangerebbero viva per questo, preferendo invece qualcosa di più canonico… ma nel momento in cui papà Lucas ha dato per buone le produzioni dell’Universo Espanso, c’è poco da fare: tutto è diventato canonico, solo con delle “etichette” di classificazione.

Orfani e Ringo: il successo della SBE

Originariamente apparso su Isola Illyon.

Torno a parlare di Orfani per la seconda settimana di fila, perché sono monotona e noiosa, e voglio in qualche modo chiudere il cerchio. L’argomento è tutt’altro che esaurito, in quanto l’articolo sulla conferenza Bonelli al LC&G14 non riesce a coprire tutto quello che ci sarebbe da dire e da riflettere su questa fortunata serie Bonelli. Ma l’obiettivo di questo articolo non è quello di prendere in esame i volumi e compiere un’autopsia, bensì quello di considerare alcuni aspetti trasversali del marketing, del making of, della critica aspra o entusiastica che è stata fatta a Orfani. E tirare le somme sulla mia incursione mirata al LC&G14.
Una volta tornata sull’autobus e accomodata sono riuscita finalmente a tornare a respirare. Sul serio: in questa edizione, mentre tentavo di raggiungere punti diversi della cittadella, era difficile persino respirare. Sarà perché Scarlet Witch ha tolto l’aria, sarà perché ad un certo punto i temibili palettatori hanno generato il caos a Porta San Pietro… o sarà perché è stata un’edizione da record, con 240mila biglietti staccati e 400mila presenze, numeri nettamente più alti dell’anno precedente. È sorprendente pensare che neanche i Comicon di San Diego e New York raggiungono cifre così.
Non essere riuscita a visitare gli stand e aver marinato anche il padiglione tutto dedicato a Star Wars ha però avuto i suoi frutti in termini di approfondimento di Orfani, che era poi il motivo principale (insieme all’usuale caccia a Sandman) per cui mi trovavo al LC&G.
Vediamo insieme cos’altro c’è da aggiungere su Orfani (e Ringo).

orfaniringobonelli
Gli Orfani: la Mocciosa, il Pistolero, il Boyscout, l’Angelo e l’Eremita.
Orfani è fuori target rispetto ai normali prodotti Bonelli?
Sì, ma non perché è fantascientifico. In effetti, anche Nathan Never è un fumetto Bonelli che mantiene un tenore sci-fi, e pure Dylan Dog di tanto in tanto si concede al genere. Orfani è atipico come opera della SBE perché ha una costruzione tutta diversa, rivolta al pubblico giovanile piuttosto che a quello degli attempati appassionati. Questo vuol dire che non riutilizza i soliti “cliché” Bonelli, ma introduce una storia innovativa per questo editore, sviluppata con una trama, disegni e colori decisamente freschi. Un po’ quello che era accaduto con Dragonero che, però, ha uno svantaggio fondamentale: non è a colori, e questo comporta da un lato introiti minori per l’editore e dall’altro una minor attrattiva per il pubblico casuale. Gli albi di Orfani, infatti, hanno fascino anche perché tutti colorati e per alcuni versi più simili ad un comics americano, piuttosto che ad un Tex.
Ai giovani i colori piacciono, su questo non c’è dubbio. La specie di “Halo” in copertina piace. Il gergo tutt’altro che ripulito da parolacce e bassezze piace. La storia cattiva piace. La critica sociale, forse, non viene colta.
In ogni caso, per la SBE questa testata è stata la testata dei “primati”:
- prima serie interamente a colori
- prima serie a diventare un motion comic
- prima serie ad arrivare in libreria (grazie alla BAO Publishing) con una raccolta di albi mentre la serializzazione continua.
Bonelli ha voluto mettersi in gioco e ci è riuscita bene.
Questo ha però portato ad aspre critiche, dettate proprio dal senso di “estraneità” percepito dai lettori più accaniti. Mi rasserena ricordare che alla conferenza su Ringo al LC&G presenziavano anche tanti di quegli attempati appassionati di cui parlavo sopra, che forse hanno visto in Orfani un revival della fantascienza italiana degli anni Sessanta e Settanta. Tuttavia, dall’altra parte, è stato anche sventolato che “Sergio Bonelli non avrebbe mai approvato questa serie”. Falso, ha spiegato Roberto Recchioni: la serie è stata l’ultima approvata direttamente da Sergio.

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La Mocciosa e il Pistolero che fanno fuori un alieno, fra colori vividi e tavole straordinariamente dinamiche.
A quale pubblico è rivolto Orfani?
A tutti. Come tutti i fumetti Bonelli non ha un target specifico anche se, come abbiamo visto, il modo in cui è impostato è ottimo per coinvolgere anche quei lettori, vecchi e giovani, che non sono particolarmente affini ai Tex o ai Dylan Dog (tipo me). Però vorrei fare una puntualizzazione doverosa: fumetti, libri e film sono sempre rivolti a tutti, a meno che non siano libri illustrati di Peppa Pig o film horror e splatter. Il resto dei prodotti non ha un target reale: i libri di Neil Gaiman sono dichiaratamente per bambini, ma questo non vuol dire che un adulto non li possa leggere e trovarci qualche riflessione sensata.
Lo stesso vale per Orfani e a maggior ragione, direi, visto che sono presenti due temi molto importanti: quello dell’adolescenza, per i più giovani, e quello della crisi, per gli adulti. L’interesse dell’una e dell’altra categoria può comunque spostarsi da un tema all’altro, tutto dipende dalla riflessione che la lettura induce.
In ogni caso, Recchioni ha puntualizzato che quando loro scrivono la sceneggiatura di Orfani non lo fanno in funzione di un target adulto. A suo parere (e sono d’accordo) lo scrivere pensando solo ai coetanei è uno dei più grandi problemi degli autori di fumetti italiani, che facendo in questo modo non sono in grado di coinvolgere il pubblico giovanile. Lui e Mauro Uzzeo scrivono invece pensando anche ai ragazzi, cercando di coinvolgerli il più possibile nelle loro storie.

Quindi Orfani non è un fumetto che parla solo di guerriglia in salsa sci-fi?
Precisamente, cosa confermata sia da Recchioni che da Uzzeo. Durante la conferenza citata, qualcuno ha chiesto perché nel fumetto c’è una preponderanza di adolescenti, rispetto ad adulti. Perché, insomma, sono i bambini ad essere presi e addestrati, piuttosto che gli uomini? A me la scelta sembra molto logica, in quanto uomini e donne potrebbero non essere propensi ad imbracciare le armi e andare a combattere. Al contrario i bambini si possono plasmare e rendere dei perfetti “super-soldati”, che è quello che succede in Orfani. Oltretutto, a differenza di produzioni americane e orientali, qui i bambini vengono addestrati e mandati in guerra solo dopo anni di apprendimento.
Questo rende preponderante il tema dell’adolescenza e tutti gli sceneggiatori hanno ribadito quanto questo sia importante per loro. Recchioni vorrebbe che proprio la storia dei bambini presi e manipolati, convinti di una falsa verità, diventasse un messaggio per le nuove generazioni, spesso inconsapevoli dei raggiri dei governi e delle dittature camuffate da speranze. Uzzeo, al contrario, affronta il problema dal punto di vista della crescita personale e dell’apprendimento, non del modo migliore per non fare arte e fare cadaveri, ma del modo migliore per crescere degli adolescenti. E, da parte degli adolescenti coinvolti nel fumetto, superare l’adolescenza in un tempo di dittatura, illusioni e guerriglia.

Ringo si muove in un mondo sottoposto ad un’aspra dittatura: in questo bisogna vedere una critica alla destra o alla sinistra italiana?
La domanda è stata posta durante la conferenza citata. Quando è stata formulata, ho immediatamente storto il naso: perché in Italia abbiamo questa pessima abitudine di recepire i prodotti di intrattenimento necessariamente come una critica a qualche partito o movimento politico? Insomma, basta! Bisognerebbe iniziare a considerare la possibilità che la critica fatta da un’opera vada al di là di un partito e che riguardi, invece, un preciso modo di ragionare e plasmare la società.
Ringo fa esattamente questo: critica il modello sociale che sta schiacciando l’Italia e il mondo, fondato su soldi sostituiti da biglietti della lotteria, nuove generazioni instradate da canoni da cui non hanno scampo, adulti incapaci di assumersi responsabilità che vadano oltre il fornire un piatto di cibo e un tetto sopra la testa. Come se tutto si riducesse alla sola sopravvivenza. In Ringo è così, il mondo è in crisi. Ma nella nostra realtà è giusto sia così e soltanto così? Siamo davvero già arrivati al punto di rottura, o abbiamo ancora margine per insegnare dei valori che vadano oltre i gratta-e-vinci? Alla fine, la domanda formulata da Recchioni e Uzzeo è questa.
Quindi niente critica alla destra o alla sinistra, ma la volontà di evidenziare i punti negativi di entrambe.
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La Juric, la responsabile della selezione degli Orfani e, in un secondo momento, della tirannia che troveremo fra le pagine di Ringo.
Infine, una domanda cruciale: Orfani è andata bene o male? Come è andato il primo numero di Ringo? La serie è un fallimento per la SBE?
Risposte in ordine: bene, ottimamente, no. Positivo su tutta la linea, insomma.
Vi sento stridere indignati, le notizie che circolano in internet sono molto diverse, vero? State già pensando che io sia una venduta, una comprata dalla SBE. Che ora che ho intervistato Uzzeo… ops, non dovevo dirlo, doveva essere la sorpresa per la prossima settimana! Sciocca me, sciocca me.
La verità è che è facile prendere i dati di vendita di una casa editrice e tirare conclusioni, ma è meno facile farlo con reale cognizione di causa. Quello che è successo con Orfani è stato che la serie ha destato talmente tanto interesse, che qualcuno ha preso quei dati e li ha letti secondo un punto di vista assolutamente logico, ma estraneo alle usuali dinamiche della Bonelli.
I dati: su una tiratura di 120mila copie del numero 1 di Orfani ne sono state vendute 55mila. Meno della metà, che flop! No, invece no, non è stato un flop. Mauro Uzzeo mi ha svelato l’arcano (per la ventesima volta, grazie Mauro). Il numero 1 di altri titoli vende 20-30mila copie in meno.
E delle altre 65mila copie cosa se ne fa la SBE? Questa è una riflessione personale, ma non è difficile immaginare che andranno a costituire il fondo di magazzino. Non è da pazzi questa idea, tutt’altro. Ci sono case editrici di fumetti, come la famigerata Panini, che hanno una tiratura appena superiore alla vendita effettiva, rendendo praticamente impossibile il recupero degli arretrati a più di qualche anno dall’uscita del volume. È ancora più drammatico il comparto Panini dedicato alla Marvel, nel quale gli albi diventano quasi introvabili (soprattutto per piccole fumetterie) nell’arco di mesi. Inoltre, parlando di marketing Panini, se il numero 1 di una serie vende male, il numero 2 è stampato in ancora meno copie, con un effetto a cascata che causa non pochi problemi per i lettori. Poi per loro è ottimo, in quanto ogni tanto possono ristampare tutta la serie e maggiorarne il prezzo perché la ristampa è sempre in meno copie rispetto alla prima edizione. Follia cui la Bonelli non è mai sottostata: vuoi una serie di questo editore? La trovi, eccezion fatta per gli albi degli anni d’oro magari… ma non c’è problema, perché le testate più famose vengono ristampate in collaborazione con giornali, altri editori, e così via.

Conclusione?
Invito con tutto il cuore a leggere Orfani e Ringo. Magari al posto di comprare il primo tankobon di un manga su cui siete indecisi o iniziare l’ennesima serie DC che sapete benissimo non si concluderà entro il decennio, potreste provare con un fumetto italiano fatto a stagioni: lo potrete fermare quando volete, con la certezza che ogni 12 numeri la storia sarà in qualche modo conclusa.

Guida alla scelta: mutanti, mutati o uploadati? [Parte 2]

Originariamente apparso su Isola Illyon.

Salve a tutti, mutanti di Isola Illyon! La settimana scorsa abbiamo parlato in questo pezzo di Lucy, esplorato il nostro cervello e capito che non ne usiamo solo il 10%, abbiamo pensato giulivi agli zombie nella nostra scatola cranica e ci siamo entusiasmati davanti alla prospettiva degli innumerevoli modi per acquisire superpoteri.
Abbiamo quindi parlato dell’assunzione di farmaci nootropi per ampliare le nostre capacità celebrali e valutato il mind-upgrade in una supercoscienza.
Nessuna di queste alternative è piaciuta? Nessun problema, ce ne sono almeno altre tre.

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Il nome del Dr. Manhattan è un omaggio al Progetto Manhattan cui molti geniali scienziati lavorarono durante la Seconda Guerra Mondiale.
Incidenti di percorso
Un ragno OGM morde Peter Parker, e il ragazzo acquisisce i sensi di ragno.
Un incidente radioattivo priva Matt Murdock della vista, ma potenzia i sensi restatigli e addirittura gli dona sensori radar incorporati (ma non di serie).
Doom Patrol, un fumetto DC del 1963, creato da Bob Harney e Arnold Drake, presenta un gruppo di tre ragazzi che, a seguito di un incidente diverso per ognuno, acquisiscono dei superpoteri e, guidati da un ingegnere in carrozzina, inizieranno una lunga serie di avventure.
Piccole acquisizioni come sensi di ragno, sensori radar incorporati, corpo elastico, proiezione della propria energia negativa o corpo bionico non vi intrigano a sufficienza?
Che ne dite invece, del Dr. Manhattan? Anche lui ha subito un incidente, restando chiuso in una camera per l’eliminazione del campo intrinseco (l’insieme di forze che mantiene la materia aggregata a livello molecolare ed atomico, fatta eccezione per la gravità), è stato vaporizzato ed è morto. Non fosse che i suoi colleghi nei giorni seguenti l’incidente hanno iniziato a vedere cervello e occhi, e il solo sistema circolatorio, vagare per le varie stanze. Fino a che Jon Osterman non è ricomparso come un essere blu con qualche “dotazione” in più ed è entrato a far parte dei Watchmen.
In questa nuova vita, Dr. Manhattan può cambiare forma e dimensioni al proprio corpo, generare cloni, manipolare l’energia per creare campi di forza o raggi distruttivi, teletrasportare sé stesso (almeno fino a Marte), muoversi lungo la propria linea temporale, utilizzare telecinesi e telepatia, e sfruttare altri simpatici “upgrade”. A tutti gli effetti, il Dr. Manhattan è qualcosa di molto più simile ad una divinità, tanto che afferma di poter creare vita nell’universo.
Forse chi è in grado di trascendere il tempo diventa immune alle regole “da mortale”?
O forse gli incidenti di percorso sono in grado di cambiare diametralmente la natura di una creatura?
  • Pro: ampia scelta nella tipologia di incidente cui andare incontro e di poteri da acquisire, dai più elementari ai più articolati.
  • Contro: se l’incidente va male, la situazione sicuramente può sfuggire di mano… e poi, voglio dire, chi perdendo la pazienza vorrebbe diventare verde e iracondo come Hulk? Non si è mai sicuri in cosa l’incidente degenererà.
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Alphas è uno dei telefilm che hanno sfruttato l’idea dei mutanti, ma è piaciuto poco: attualmente è sospeso alla seconda stagione.

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Scarlet Witch, in virtù del suo legame con il demone Chthon, non è solo una mutante, ma anche una strega!
Esseri umani OGM
Ovvero, “mutanti”. La parola, in realtà, raccoglie un po’ tutto, ma rimanda in primo luogo agli X-Men, i mutanti per eccellenza. In questo caso si può parlare di una nuova specie, di fatti più e più volte agli X-Men è attribuita la definizione di Homo superior, evoluto dall’Homo sapiens. La testata risale al 1963 ed è stata creata dai soliti Stan Lee e Jack Kirby, già rodati come coppia con i Fantastici4 e Hulk. L’idea degli X-Men, lo avrete intuito, è scopiazzata dalle pagine di Doom Patrol, fumetto DC avviato nello stesso anno.
Se desiderate essere dotati del geneX, entusiasmatevi: c’è un’ampia gamma di superpoteri fra i quali potete scegliere!

Potreste avere ali come Angelo e volare liberi nei campi di fiori, oppure rigenerarvi come Wolverine (e farvi impiantare adamantio sulle ossa), trasformarvi in quello che preferite (anche in Scarlett Johanson o Tom Hiddleston) imparando da Mistica, o ancora produrre ghiaccio come Bobby, incendiare edifici come Pyro, uccidere con un bacio come Rogue, far infuriare tempeste e cicloni sotto la guida di Storm, sparare raggi dagli occhi come Scotty, scomporre il vostro corpo a livello atomico e compenetrare la materia come fa Kitty Pride, manipolare il metallo come Magneto… mi fermo, l’elenco completo è lungo, infinito.
Il geneX però non impedisce di avere anche poteri magici, e in questo senso fa scuola Scarlet Witch. Così come suo fratello, è nata durante una tempesta mistica generata dal demone Chthon, sigillato sotto al monte dove aveva trovato rifugio la loro madre. Al contrario del futuro Quicksilver, fu lei ad essere scelta da Chthon come “avatar” e fu lei a sviluppare affinità con la magia. Perciò, oltre al suo potere mutante di alterare le probabilità, ha anche quello incanalare quella capacità in “hex bolt”, cioè colpi magici, in grado di deviare i proiettili, far esplodere le cose, creare campi di forza, farla levitare e, ancora più interessante, togliere l’aria. Proprio grazie al legame con Chthon, inoltre, esattamente come un altro personaggio che vedremo dopo, è in grado di utilizzare l’energia cosmica e plasmare la realtà. Infatti, al grido di “no more mutants!” quasi estingue tutti i mutanti, portandoli da milioni di individui a qualche centinaio. Futuri alternativi: alla Marvel piacciono.
E parlando di mutanti, non è finita qui. La lezione la hanno imparata perfettamente i creatori di Heroes e quelli di Alphas, due serie incentrate su individui dotati di poteri speciali grazie ad una mutazione innata. Mentre gli Heroes lavorano da soli o in piccoli gruppi per risolvere problemi personali o, più raramente, per salvare alcune situazioni, gli Alphas sono a tutti gli effetti una squadra, un misto fra CSI e X-Men: laddove un alpha infrange le regole e le agenzie governative non possono intervenire, la squadra comandata dal dottor Rosen è pronta ad entrare in azione. C’è da dire, però, che Alphas è una serie molto meno epica di Heroes o X-Men, che avanza grazie alle indagini ed è incentrata sulla diversità.
  • Pro: ampia, ampissima, infinita scelta di superpoteri, e se tirate alto sul d20 ne avrete anche più di uno.
  • Contro: fra gli effetti collaterali più comuni del geneX rientrano emarginazione, persecuzione, manie di vittimismo, reclusione, stalking. Valutate bene se rivelare al mondo di essere un mutante, e valutate bene se sperare di rinascere in un mondo dove il geneX è frequente: Sylar è sempre in agguato!
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Si può essere speciali perché senza eguali, o speciali fra gli esseri speciali perché si hanno doti diverse da tutti gli altri.


Come lui non c’è nessuno: da Galactus dipende addirittura l’equilibrio dell’universo Marvel.
Quelli speciali perché unici
Sì, chi è unico è speciale, e a volte è dotato di enormi poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale. Per i produttori di una storia è più facile inserire un solo individuo con enormi capacità, piuttosto che tanti individui meno potenti. Infatti, spesso e volentieri, le trame ruotano attorno ad un unico personaggio o antagonista veramente overpower, ma che i protagonisti alla fine sapranno sconfiggere.
Se sei unico, hai di certo qualcosa che ti contraddistingue da tutti gli altri. E se poi sei anche cattivo…
Galactus (ok, non è proprio minuscolo) è una delle creazioni più infide della Marvel. La prima comparsa del Divoratore di Mondi risale al 1966, e per questo bisogna accusare i soliti Stan Lee e Jack Kirby, che con Galactus aprono una nuova storia, quella dell’universo Earth-0, la dimensione universale che esisteva prima del Big Bang da cui si è generato l’universo Marvel. Niente panico, tranquilli: Earth-0 e Marvel sono solo i due nomi che la Casa delle Idee ha voluto dare al “prima” e al “dopo” delle sue storie.
Comunque, nell’universo Earth-0 c’era questo pianeta, Taa, al massimo del suo splendore. E su quel pianeta abitava anche Galan. Quando Earth-0 si diresse verso un’inevitabile fine, alcuni abitanti di Taa decisero di morire insieme al proprio universo. Si imbarcarono su navicelle spaziali e andarono verso il punto di massima energia, laddove ogni cosa stava collassando. Morirono tutti, a parte Galan: Fenice chiese al suo avatar di fondersi con lui, per poter lasciar testimonianza nel nuovo universo (Marvel) della magnificenza di Taa. Galan si risvegliò in Marvel come Galactus e, con un po’ di fortuna, questo essere unico riuscì a sopravvivere, finché non iniziò a sentire i morsi della fame…che soddisfò divorando un pianeta qui ed uno lì. Da questo il temibile soprannome di “Divoratore di Mondi”. Nonostante sia uno dei villain più temuti nell’universo Marvel, Galactus non è cattivo…è solo un po’ affamato, e dotato di una serie di superpoteri che lo rendono una vera piaga per i buoni. A parte il fatto che è in grado di estrapolare porzioni della sua energia e ridefinirle come Araldi (i suoi emissari, di cui fa parte anche Silver Surfer), a parte il fatto che ha forza e resistenza illimitati. Galactus è uno dei massimi detentori del Potere Cosmico, il che significa in definitiva che può creare, distruggere e manipolare ogni cosa. Pianeti, stelle, il suo stesso corpo: non fa differenza. A questo aggiungiamo un po’ di onnipotenza e abbiamo un mix letale.
Ma, alla fine, serve davvero essere Galactus, avere superpoteri o fare un mind-uploading con una supercoscienza per essere unici e speciali?
Oppure, unici, speciali e dotati di personalissimi superpoteri lo siamo un po’ tutti?
Nell’insicurezza, abbiamo visto che ci sono diverse alternative da valutare. Il mind-uploading è quella che preferisco, non importa se andrò incontro a disgregazione della coscienza: volete mettere le capacità di calcolo infinite con un morso di ragno o un bagno in liquami radioattivi?E voi, invece, cosa siete pronti a scegliere? A quale destino vorreste andare incontro?

Guida alla scelta: mutanti, mutati o uploadati? [Parte 1]

Originariamente apparso su Isola Illyon.

Il 25 settembre è uscito nelle sale italiane l’ultimo film di Luc Besson, Lucy, in cui la donna si trova alle prese con un problema molto particolare. Infatti è suo malgrado costretta a lavorare per un cartello della droga. Nel suo stomaco viene perciò inserita una busta contenente una nuova sostanza… e a causa di una sfortunata coincidenza, la busta si rompe. Lucy deciderà quindi di utilizzare i poteri acquisiti proprio attraverso la droga per vendicarsi dei suoi aguzzini e fare giustizia. C’è però un’altra domanda ad impensierirla: cosa fare dopo? La droga le ha permesso di ottenere diversi poteri, fra cui telepatia, possibilità di viaggiare nel tempo e profonda comprensione della natura e dello scopo della vita umana. A che fine destinare tutta quella conoscenza? Sembra una buona soluzione racchiuderla in una chiavetta USB e trascendere.
Dal punto di vista della trama, della simpatia e del soggetto, c’è da dire che Besson non sia stato particolarmente originale e che, in effetti, rispetto a tante altre sue produzioni, questo sia solo un film d’azione, piuttosto che una storia che voglia lasciare una morale più profonda del “se acquisiti dei superpoteri, non guidare come un pazzo”.
Lucy si lascia guardare, complici una Scarlett Johansson sempre favolosa e la curiosità che i poster hanno insinuato nella mente dei fan più accaniti (di Besson e della Johansson). Sia negli USA, che in Italia, il film ha sbancato il botteghino, anche se sono piuttosto convinta che parecchi siano restati delusi dal fatto che il regista, alla fine, non si sbilancia molto né sull’argomento, i poteri della mente, né sul finale, che poteva essere decisamente più incisivo.
La cosa più interessante del film è il titolo, la scelta di chiamare la protagonista “Lucy”. Il sottinteso è chiaro. Così come si considera lo scheletro di Australopithecus Afarensis ritrovato nel 1974 a capo della linea di discendenza umana, così la “Lucy” del film potrebbe essere la capostipite di una nuova evoluzione che doni agli umani maggior comprensione e saggezza. E per quelli cui il sottinteso è sfuggito fin quasi alla fine del film, in una scena Besson chiude il cerchio portando la sua Lucy davanti alla Lucy vissuta quasi quattro milioni di anni fa.
Da un film privo di troppe novità è comunque spuntata una perla, un webcomic interattivo rilasciato a puntate appena prima dell’uscita del film (e attualmente completo).

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Freeman interpreta il prof.Norman: è stata Virginie Silla, moglie del regista, a proporlo per il ruolo.
Il poster con cui Lucy è stato presentato recitava: “una persona in media usa il 10% del suo cervello, oggi lei arriverà al 100%”. Una urban legend, della cui falsità il regista ha dichiarato di essere a conoscenza, ma che ha comunque voluto utilizzare come pretesto.
Molte persone, però, sono davvero certe che l’uomo utilizzi una così esigua parte della sua materia grigia e che viaggi con il cervello sottobraccio.
Sono convinta che nel caso di alcuni esseri umani dotati di particolari classi di prestigio, non si arrivi neanche al 10%, ma la realtà è che non c’è parte del cervello che un individuo sano non usi. I monitoraggi dell’attività celebrale hanno ampiamente dimostrato che tutte le regioni del cervello sono sollecitate, senza contare che l’uomo sarebbe davvero l’animale più scemo se del chilo e mezzo che pesa il suo cervello utilizzasse soltanto 150g. Uno spreco immane per mantenere 1,35Kg di cellule che impiegano ben il 20% dell’energia disponibile: come direbbe il signor Spok, è illogico! Non che l’evoluzione del genere Homo sia sempre lineare, in ogni caso.
Da dove arriva, dunque, questa urban legend? Dal fatto che quando, a fine Ottocento, i neurologi e gli psicanalisti iniziarono a studiare la nostra zucca si resero conto che la gran parte delle cellule encefaliche erano gliali, e non neuroni. Non ne compresero la funzione, si chiesero cosa fossero e cosa comportassero. Stimarono la loro quantità al 90% delle cellule celebrali e ipotizzarono fossero fondamentali per processi ancora sconosciuti. Come l’attivazione di poteri extrasensoriali.
Oggi sappiamo che le cellule della glia sono solo il 50% e che le loro funzioni primarie riguardano l’apprendimento, i collegamenti neurali e che vengono smangiucchiate dal cervello quando in carenza di nutrienti. Non sto scherzando, abbiamo tutti dei piccoli zombie nella scatola cranica.

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Chi di noi non ha mai sognato di diventare un supereroe?
Quello dei superpoteri è un tema che continua ad interessarci, a me e a voi lettori non solo dal punto di vista scientifico, ma soprattutto da quello delle produzioni cinematografiche, fumettistiche, gidierristiche, videoludiche.
Ogni nerd, ogni “visitors” di Fantasìa, ogni lettore di comics e ogni appassionato di fantasy che si rispetti ha valutato, almeno una volta nella vita, come sarebbe avere dei superpoteri. Mentali o fisici poco importa, siamo sicuri che la nostra realtà cambierebbe… ma come? Li metteremmo al servizio di altri? Li useremmo per scopi egoistici? Cercheremmo la conoscenza assoluta? Porteremmo paura e potere? Vorremmo alterare le probabilità e creare hex bolt o avere il potere cosmico e dover divorare mondi per mantenerlo?
Ma la domanda più importante non riguarda il dopo, riguarda il prima: come potremmo acquisire i nostri nuovi superpoteri? Per alcuni, l’idea di essere morsi da un ragno è rivoltante a priori… per fortuna l’universo di Fantasìa ci offre alcune interessanti alternative per ottenere, almeno nella nostra fantasia, delle capacità speciali degne della miglior classe di D&D.

superpoteri
Limitless ricorda molto da vicino Lucy, e fa parte della nostra prima soluzione: sia Eddie che Lucy sono infatti dei “mutati”.

Farmaci e droghe
superpoteri
“Ehi, piovono lettere attorno a me! Ora sì che posso finire il mio libro in una notte!”… il sogno di molti scrittori, o no?
Lucy assomiglia davvero molto ad un altro film: Limitless, per la regia di Neil Burger. Uscito nel 2011 annovera nel cast anche Robert De Niro ed è stato tratto da un libro, Territori Oscuri di Alan Glynn. In Limitless, allo scrittore in crisi Eddie Morra viene proposto un farmaco sperimentale, una sostanza nootropa che, come tutte le altre smart drugs, gli avrebbe permesso di aumentare le sue capacità cognitive e il rilascio di agenti neurochimici, incrementando le sue facoltà mentali. Eddie si trova così a riscoprire memorie che non ricordava di avere, apprendere con estrema facilità tutto ciò che vede, mettere in pratica quanto imparato pur senza averlo mai applicato ma, soprattutto, diventa un “leone da mondo”. No, non inizia a ruggire, ma si scopre così brillante nei rapporti sociali da riuscire a fidanzarsi e a fare una rapida e fulminea carriera. Da scrittore in crisi, ad investitore, passando per eroe e fidanzato modello.
Un gran miglioramento davvero, ma quello che le smart drugs possono fare nella realtà non è nulla di così eclatante. E, proprio come suggerito da Limitless, certe sostanze causano dipendenza. Lo scrittore riesce a sciogliersi dalla costrizione dell’assunzione solo perché è un film. Il regista ha voluto portare all’estremo la genialità di Eddie e dare un’ulteriore mazzata al cattivo della situazione, che si è trovato senza possibilità di ricattare il protagonista.
La grande differenza fra Lucy e Limitless è nell’uso che i personaggi fanno delle capacità acquisite. Eddie punta solo al successo personale, mentre Lucy, dopo essersi vendicata, si mette al servizio dell’umanità.
Tiriamo le somme delle smart drugs.
  • Pro: ehi, sono droghe leggere, basta averne sempre una buona scorta per stimolare il proprio cervello e acquisire nuovi, entusiasmanti, superpoteri. (Mi raccomando, non prendete troppo sul serio questo articolo!).
  • Contro: la dipendenza non basta come deterrente? E poi sono poco fantastiche!

superpoteri
Will Caster è un ottimo esempio di uploadato e ci introduce alla soluzione numero due.

La cyber-soluzione
superpoteri
Scott Lukowski è il concept artist che ha seguito il processo creativo di Trascendence.
Credete che fantascienza e cyberpunk non vadano d’accordo con i poteri speciali? Vi sbagliate.
Avete mai pensato che i poteri mentali, come la telepatia o la capacità di stimolare le proprie cellule fino a produrre fuoco in una mano, potrebbero essere degli upgrade? Sì, esattamente come per i computer: ad un programma basta aggiungere un codice per introdurre o riscrivere una funzione, ad un pc basta installare un nuovo software per fargli fare qualcosa che prima non faceva o collegare una periferica per permettergli di interagire in modo diverso con nuovi supporti.
L’upgrade di superpoteri può avvenire con impianti cybernetici, attraverso l’inserimento di microchip o nanomacchine. Ma si sa, microchip e nanomacchine sono due delle tecnologie più insidiose della sci-fi.
Sempre per gli appassionati di fantascienza, c’è un’altra alternativa, ancora più d’impatto: la fusione della propria coscienza con una macchina. Recentemente, Trascendence (2014, regia di Wally Pfister) ha portato alla ribalta un tema molto interessante, quello del mind-uploading, che ha però trattato da un punto di vista un po’ “tecnofobo”. In Trascendence, il ricercatore Will Caster riesce a creare un sistema in grado di emulare la coscienza collettiva e le emozioni umane. Will viene ucciso da terroristi contrari alla scoperta e sua moglie esegue l’upload della sua mente nella Macchina. A quel punto, la Macchina viene usata per guidare degli studi su nuovi nanorobot, in grado di risolvere una gran quantità di patologie. Ma i nanorobot fanno qualcosa di più: il cervello delle persone in cui vengono inniettati viene uploadato nella Macchina, che migliora così i propri algoritmi e diventa in grado di controllarli e di usarli come “corpi”.
Già nel 1950 Norber Wiener parlava di “trasferimento della mente attraverso il telegrafo”, e in effetti il mind-uploading è così affascinante perché risolverebbe diversi problemi tecnici… e donerebbe alcuni dei superpoteri più ambiti: l’immortalità, la multi-locazione attraverso corpi diversi, la multi-esperienza attraverso la clonazione della mente e il coinvolgimento in esperienze parallele.
  • Pro: longevità pressoché infinita, risoluzione di diversi problemi, fra cui i viaggi spaziali, che diventerebbero facili e alla portata di ogni individuo che abbia trasferito la sua coscienza in un computer e che utilizzi un clone biologico, un altro individuo o un corpo artificiale per viaggiare.
  • Contro: i microchip e le nanomacchine potrebbero permettere ad altri di controllare la nostra mente, falsare le nostre esperienze e, di fatto, distruggere la nostra coscienza. Il futuro che si prospetterebbe sarebbe l’unione di tutte le menti in un unico cervello artificiale?

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“Lucy, l’Espoir” racconta le vicende di Lucy.
E… per questa settimana la guida si ferma qui.
Riflettete su queste possibilità, date uno sguardo a Lucy se vi ha attirato l’idea di questo film! Per gli appassionati di prodotti alternativi, segnalo inoltre una graphic novel davvero particolare, incentrata sulle vicende della Lucy vissuta quasi quattro milioni di anni fa. Edita per Capitol Editions, per ora disponibile solo in francese, Lucy, l’Espoir (2007) è la più sentita delle fatiche di Tanino Liberatore, disegnata su sceneggiatura di Patrick Norbert e con il consulto scientifico di Yves Coppens.
Alla seconda parte, live long and prosper!

La Forza scorre potente nel mondo

Originariamente apparso su Isola Illyon.


Si può dire che George Lucas abbia davvero creato un nuovo universo, così vasto e potente, da aver influenzato non solo l’immaginazione degli appassionati, ma anche la loro vita di tutti i giorni. Raramente succede che un prodotto diventi così famoso e amato da ripercuotersi sulla realtà, e in questo caso neanche si tratta di player che in un play-by-chat usano l’elfico tolkeniano o di trekker che comunicano in klingon. Non si tratta neanche di fanatici che a spese proprie organizzano fiere di paese senza riscontri, né di emeriti sconosciuti con disponibilità economiche illimitate che si ricostruiscono la casa secondo quanto visto nel tal film.
Nel caso di Star Wars, si tratta di un fenomeno più sottile e sempre più importante: quello della spiritualità. In un mondo nel quale assistiamo ad una continua perdita di valori, la spiritualità sta pian piano tornando ad assumere un ruolo di capitale importanza. Non si sente il bisogno di dogmi categorici da assumere senza ragionarli e su cui basare crociate e guerre sante: si sente necessità di qualcosa che renda valori più sani e universali, slegati dai contesti sociali e politici. Ma i canoni su cui realizzare tutto questo devono essere moderni, adeguati a questi tempi. Quindi ecco che l’umanità torna al sincretismo, e lo fa riconoscendo che anche l’intrattenimento può insegnare qualcosa di buono. Perché non tutto l’intrattenimento è intrattenimento e basta. A volte contiene delle idee che vale la pena considerare.
E così, quando nel 2011 vennero censite le religioni del Regno Unito, si scoprì che lo Jedismo era al quarto posto! Al quarto posto! Smash!
Successivamente, poi è stato richiesto che lo Jedismo venisse dichiarato religione ufficiale e così è stato. Ora è ufficiale nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Australia, cioè negli stati da sempre più “avanti” per quanto riguarda la tolleranza culturale. D’altro canto, quella del bacino del Mediterraneo ce la siamo bruciata con la caduta dell’Impero Romano.
Vediamo ora in cosa consiste questo nuovo movimento spirituale.

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Innanzitutto, cavalca l’onda della New Age che, volenti o meno, ha continuato a continuare la nostra cultura dal tempo dei Figli dei Fiori… riprendendo semplicemente quella che, da millenni, era la spiritualità della “Vecchia Religione” (quella pagana, per capirci). Poi la New Age ha preso un po’ di Buddismo, Taoismo, Scintoismo, Animismo (un pizzico per ognuno) e ha buttato tutto nel calderone, mischiando con vigore. Quello che ne è risultato è un ibrido religioso che, in termini corretti, si chiama “sincretismo”. Neanche la New Age ha inventato niente, perché il Sincretismo esisteva già da millenni. Conclusione? George Lucas ha preso un po’ di Oriente, ha cavalcato l’onda di fiori, e ha buttato la spiritualità nella sua favola sci-fantasy, la quale è finita in pasto alla cultura Occidentale. E la ha ammaliata presentando concetti meravigliosi, esotici e mistici, perché ancora non così discussi e sviscerati nel mondo occidentale degli anni Settanta. Più la sociologia e lo studio delle religioni è progredito, più certe cose (in testa la lotta eterna fra Bene e Male) sono diventati concetti alla portata di tutti, e quindi più familiari e, quindi, più rassicuranti. E fruibili, grazie a internet che mette tutto alla portata di tutti.
Il balzo verso lo Jedismo, a questo punto, era ovvio perché si tratta di una religione basata su pochi semplici concetti e che, pur se inventata per la fiction, è percepita dotata di risvolti ben più applicabili e reali (e pragmatici) di altre grandi religioni. La Forza è pura, non è malvagia, non è benigna, ma permea tutti indistintamente: è democratica, almeno lei. Ogni individuo può scegliere: che bello avere il libero arbitrio e la possibilità di gestire la propria vita. Lato Chiaro o Lato Oscuro? Premettendo che la scelta non porta a malvagi signori della guerra o all’ascesa di santoni: porta soltanto a decidere cosa fare delle proprie emozioni, se assecondarle e farsi trascinare, o controllarle ed essere più razionali che istintivi.
Alcuni praticanti jedisti dichiarano di saper utilizzare la Forza in maniera più “filmografica”, ma i pazzi sono ovunque e certe affermazioni vanno prese con le pinze e messe nella muffola a 1800°C e incenerite. Anche perché, l’utilizzo a quei livelli della “forza”, identificabile con il K’i delle discipline (anche marziali) orientali, è difficile anche per i santoni indiani. In ogni caso, a parte le manie di protagonismo di alcuni, gli altri jedisti sono persone di sani principi, che non obbligano nessuno a passare definitivamente alla loro cultura religiosa, ma invitano soltanto a riflettere su due principi fondamentali: la tolleranza e il senso di responsabilità.
La tolleranza verso tutto e tutti, ma applicata con responsabilità perché esistono il giusto e lo sbagliato, il fattibile e l’infattibile.
Questi due insegnamenti, alla base del Jedismo, sono gli stessi che, seppur “annacquati” dalla trama, troviamo anche nei film di Star Wars. Il dovere e l’onore, quello che si deve fare contro quello che si vuole fare, il Bene contro il Male che, però, non sono principi assoluti, solo due pilastri che si ergono uno di fronte all’altro e che condividono la stessa base e gli stessi principi, applicandoli in modo diverso.
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Un’espressione della religione sono le meditazioni, che arrivano dritte dritte dalla parte dei Jedi Chiari. Sempre attraverso l’arte della meditazione, sempre prendendo ad esempio le discipline orientali, l’introspezione e la conoscenza di se stessi si possono raggiungere anche grazie alle arti marziali. Proprio dal concept di Star Wars si può trarre l’arte marziale Jedi per eccellenza: il combattimento con arma (laser). E in Italia, sotto questo punto di vista, esiste un’eccellenza e un’unicità: la Light Saber Combat Accademy, inserita nel circuito degli sport ludici e che ormai conta persone sufficienti ad organizzare tornei e curare eventi nelle principali fiere italiane – e non solo. I corsi, come si può evincere dal programma, sono ben strutturati e in continuo approfondimento (è un progetto nuovo, ha ancora bisogno di tempo per crescere e mettere radici), ma rispecchiano perfettamente stili, gradi e insegnamenti dei Jedi di Star Wars.
Dunque avanti, cosa pensate di questo fenomeno? Siete anche voi un po’ jedisti o vi sentite contrariati dal diffondersi di queste moderne forme di spiritualità?
In ogni caso… may the Force be with you!

Star Wars: i Mandaloriani

Originariamente apparso su Isola Illyon.

Salve Illyoners! Concludiamo oggi la nostra breve rassegna sulle razze di Star Wars con la “razza non razza”: I Mandaloriani. A differenza di altre società, quella dei Mandaloriani è composta da varie specie diverse e, in questo caso, è più corretto parlare di “cultura mandaloriana”.
Inizialmente si trattava di clan Taung (umanoidi con pelle grigia e occhi gialli) che lasciarono Coruscant per conquistare un pianeta dell’orlo esterno, cui diedero il nome “Mandalore” in onore del loro leader, sempre chiamato Mandalore. A quei clan si unirono poi individui di altre razze che condividevano la cultura guerresca basata su meriti e onore. Questo rese la nascente alleanza mandaloriana varia e propensa a cercare lo scontro per dimostrare il proprio valore.
Ciò accadde per la prima volta quando Mandalore l’Indomabile provocò l’ira del Jedi Oscuro Ulic Qel-Droma (non è un insulto, anche se lo sembra). Sconfitto, l’Indomabile fu costretto ad asservirsi ai Sith e a dichiarare guerra alla Repubblica Galattica e ai Jedi. Arrivato al trono Mandalore il Definitivo, vennero studiate nuove armature per i soldati mandaloriani, più snelle e protettive rispetto a quelle precedenti: nacque così il famoso esercito dei Neo-Crusader.
Successivamente all’ascesa sotto il dominio di Mandalore il Definitivo, i Mandaloriani incontrarono un lungo periodo di declino a causa di Revan. Ritiratisi di nuovo nell’orlo esterno, intrapresero la strada dei pirati spaziali e dei mercenari.
Non contenti del disastro disseminato per la Galassia fino a quel momento, con le Nuove Guerre Sith, decisero di scendere di nuovo in guerra, opponendosi sia ai Jedi Chiari che ai Jedi Oscuri, tanto per non farsi mancare niente. Il lungo periodo di pace che seguì questi tumulti li portò a dimenticare, almeno per un po’, la loro natura belligerante.
Siccome non posso parlare delle caratteristiche razziali dei Mandaloriani, presentiamo nello specifico due personaggi molto famosi appartenenti a questo schieramento: Jango Fett e Darth Maul, uno dei Sith più amati di sempre.
Ma non si può parlare di questi due senza prima citare il Clan Vizsla, quel clan che, durante il crollo della Vecchia Repubblica, sottrasse la darksaber dal Tempio Jedi di Coruscant. La darksaber è unica nell’Universo di Star Wars: nera, strani glifi bianchi sulla lama, alone latteo attorno, generata da un cristallo nero e più simile ad una katana, che ad una classica spada laser. Restò nelle mani dei Vizsla finché Darth Maul non uccise Pre Vizsla e la sottrasse, reclamando anche il comando della Ronda della Morte.
 
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Jango Fett
Nasce su Concord Dawn e vede la propria famiglia sterminata dalla Ronda della Morte (Death Watch) guidata dai Vizsla. Aiuta i Mandaloriani guidati dal Mandalore Jaster Mereen e, in questo modo, si allea con loro giurando vendetta. Viene addestrato da Jaster in persona e quando questi viene ucciso da Tor Vizsla diventa il nuovo Mandalore e compie la propria vendetta contro il nemico.
Su Galidraan, i Mandaloriani di Jango si scontrarono con i Cavalieri Jedi guidati dal Maestro Dooku (fa un po’ senso pensarlo come Jedi Chiaro…). Vennero sconfitti e Jango imprigionato. I due anni di schiavitù vennero ben accolti, perché Jango sfruttò il tempo per riprendere le forze e progettare la fuga. Quando riuscì a scappare dalla prigionia, riconquistò la propria armatura mandaloriana e si scagliò di nuovo contro la Ronda della Morte, che distrusse sconfiggendo definitivamente Tor.
Poi si imbarcò e divenne un cacciatore di taglie – quello che abbiamo conosciuto nei film di Star Wars. Strinse alleanza con Darth Tyranus (l’ex-Maestro Dooku) e ne uccise la ex-padawan, aiutato in questa missione da Zam Wesell.
Appurate le doti di Jango, Darth Tyranus gli offrì una grande somma di denaro perché, mettendosi nelle mani dei genetisti di Kamino, fungesse da modello per un esercito di cloni. Il mandaloriano accettò, purché uno di essi non venisse modificato e potesse crescerlo come figlio. Mi riferisco, è chiaro, a Boba Fett.
Un altro evento riguardante Jango che vediamo nella nuova trilogia di Star Wars è il tentativo di omicidio di Padmé Amidala. Il fallimento di Zam Wesell comportò la sua uccisione da parte di Jango con un dardo avvelenato, che Obi-Wan Kenobi usò per rintracciarlo su Kamino, scoprire l’esercito dei cloni e inseguire il cacciatore di taglie fino a Geonosis, permettendogli di svelare anche le trame dei separatisti capeggiati da Darth Tyranus.
È proprio su Geonosis che Jango Fett muore davanti agli occhi di Boba, che raccoglierà la sua eredità di cacciatore di taglie (e comparirà nella trilogia classica di Star Wars al servizio di Jabba “the Hutt”).

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Darth Maul
Per quanto mi riguarda questo è un personaggio che amo moltissimo, ha un character design fra i più belli in Star Wars e, nei film, è l’unico ad impugnare qualcosa di diverso da una normalissima spada laser. Sì, anche Darth Tyranus non ha un’arma classica, ma la sua diversità è solo nell’impugnatura curva. Se poi si aggiunge che Darth Maul ha uno stile di combattimento più agile rispetto, lo abbiamo visto, a Qui-Gon Jinn (che uccide, buuu!) e a Obi-Wan Kenobi… beh, sono sicura che questo Sith ha conquistato i cuori di molti appassionati.
Maul è uno zabrak e diventa subito un Sith: non si tratta di un Jedi Chiaro passato al Lato Oscuro, ma di un individuo che Darth Sidious ha cresciuto di suo pugno come accolito del Lato Oscuro. C’è riuscito alla grande, visto che le famose macchie nere di Darth Maul sono tatuaggi che s’è fatto in segno di devozione ai Sith.
Dopo aver superato una prova di fedeltà, Darth Maul riceve il suo primo incarico ufficiale: mettere fuori gioco la gilda del Sole Nero, un’associazione criminale che rischiava di minacciare l’ascesa al potere del suo maestro. Con una mossa piuttosto sottile, uccide due dei consiglieri, costringendo le alte sfere dell’associazione a riunirsi a discutere degli omicidi. A questo punto, Darth Maul irrompe nel luogo e li stermina, tornando vittorioso da Darth Sidious e pronto per altre missioni, fra cui ostacolare i Jedi su Naboo e Tatooine. È in questo arco di tempo, fra l’assedio di Naboo da parte della Federazione dei Mercanti e l’inizio della Guerra dei Cloni, che Darth Maul prima uccide Qui-Gon Jinn e poi viene letteralmente spezzato in due da Obi-Wan Kenobi.
A questo punto, la maggior parte degli spettatori è stata sicura che il Sith più figo della storia del cinema fosse bello che morto.
Invece no. Ed è proprio a questo punto che la storyline inizia ad essere veramente figa e a includere i Mandaloriani.
Maul cade tagliato in due in un condotto di areazione, fino a un container di rifiuti, dove riesce evidentemente a rinvenire e fabbricarsi delle gambe artificiali (gli infiniti poteri della Forza…). I rifiuti vengono scaricati sul pianeta Lotho Minor dove, lui e i rifiuti, vengono raggiunti da Savage Opress, suo fratello di sangue. Savage lo porterà dalle Streghe di Dathomir, altra fazione Sith, perché gli vengano date nuove gambe… con un incantesimo!
Darth Maul e Savage si lanciano all’inseguimento di Obi-Wan, ma i pirati che avevano assoldato per farsi aiutare nel compito si rivoltano contro di loro e il Jedi riesce a braccarli. Sarà Asajj Ventress, allieva di Darth Tyranus, ad aiutarli nella fuga. Tuttavia, la loro nave viene danneggiata da Obi-Wan e i fratelli si trovano alla deriva nello spazio. Si imbattono nella nave mandaloriana di Pre Vizsla, che li cura e li acquisisce come nuovi alleati.
Insieme a Pre Vizsla, il Sole Nero, il Sindacato di Pyke e il sempre presente Jabba “the Hutt”, Darth Maul aiuta i Vizsla a infiltrarsi su Mandalore e riprendere il controllo del pianeta. Pre Vizsla, tuttavia, non mantiene fede agli accordi stretti con i fratelli zabrak e li getta nelle prigioni. Una volta liberi, appellandosi alla legge mandaloriana per cui chiunque sfidi il Mandalore diventerà a sua volta nuovo governatore, Darth Maul si batte con Pre Vizsla, lo uccide, entra in possesso della darksaber, diventa il nuovo Mandalore (e quindi un Mandaloriano), arriva a capo della Ronda della Morte e… e potete riprendere fiato.
Ma ancora, i due fratelli dovranno scontrarsi con Darth Sidious, che si sente minacciato dall’ascesa di Maul e dallo Shadow Collective venutosi a formare su Mandalore. Nello scontro Savage morirà, ma per Darth Maul non ci sarà riposo: dovrà combattere con tanto altro ancora (incluso il Generale Greivous), ma per lui i Mandaloriani escono di scena qui.
Comunque, non si sa come esattamente sia finito Darth Maul: fedeli a loro stessi, gli autori dell’Universo Espanso hanno lasciato la sua fine avvolta nel mistero.